Votereste il quesito al contrario se fosse già in vigore la riforma?

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L’ipotetica riforma del No non otterrebbe forse neppure il voto dei più stretti parenti dei proponenti

Facciamo un gioco, entriamo nel campo della fantapolitica. Visto l’andazzo degli ultimi giorni, a dire il vero, non dovrebbe essere particolarmente difficile fare il salto virtuale. Ma questa volta vi chiediamo uno sforzo aggiuntivo.

Immaginiamo, per un attimo (non ce ne vogliano i sostenitori del No) che la riforma che porta la firma del presidente del Consiglio Matteo Renzi e della ministra Maria Elena Boschi sia già in vigore da anni. Anzi, nel nostro mondo politico parallelo, la riforma non porta nessuna firma, è la Costituzione italiana in vigore ad avere quelle caratteristiche.

Bene, immaginiamoci ora che un governo guidato, diciamo due nomi a caso, Beppe Grillo e Matteo Salvini riesca incredibilmente a far votare dal Parlamento e a portare a referendum una loro riforma (che d’ora in poi chiameremo Grillo-Salvini) che introduca alcune sostanziali modifiche alla seconda parte della Carta Costituzionale, lasciandone invariati i principi fondamentali.

La riforma Grillo-Salvini, appoggiata dall’ex premier Silvio Berlusconi, dall’ex premier Mario Monti, dall’ex premier Massimo D’Alema, dall’ex premier Lamberto Dini, dall’ex premier Ciriaco De Mita, da molti eminenti costituzionalisti, da Sel, da Casa Pound, da parte del Pd, dall’Anpi, dalla Cgil e da innumerevoli altre sigle e siglette, prevede i seguenti punti fondamentali:

– La fine del Senato delle autonomie e l’istituzione del bicameralismo paritario, per cui sia la Camera dei deputati che il Senato dovranno votare la fiducia al governo e, soprattutto, saranno entrambe protagoniste “pari grado” del processo legislativo, rimbalzandosi disegni e proposte di legge finché non si troveranno d’accordo.

– L’aumento del numero dei senatori da 100 a 315, con l’inserimento di un’indennità per gli stessi variabile tra i 15 e i 20mila euro mensili.

– L’aumento (in alcuni casi il raddoppiamento) degli stipendi dei consiglieri regionali e l’istituzione di rimborsi per i gruppi regionali.

– L’istituzione del Cnel, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, organo deputato ad esprimere pareri in materia economica, il cui costo annuo si aggira intorno ai 20 milioni.

– Una revisione del Titolo V, che aumenti le “competenze concorrenti” tra Stato e Regioni e crei diseguaglianze sostanziali tra le varie Regioni in materia di sanità, ambiente, energia e turismo.

Cosa pensate che voterebbero gli italiani davanti ad un quesito del genere:

“Approvate il testo della legge costituzionale concernente disposizioni per l’introduzione del bicameralismo paritario, l’aumento del numero dei parlamentari, la dilatazione dei costi di funzionamento delle istituzioni, l’istituzione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della costituzione?”

La nostra ipotetica riforma Grillo-Salvini non otterrebbe forse neppure il voto dei più stretti parenti dei due. Ebbene, questa ipotetica riforma è l’esatto opposto della riforma costituzionale su cui gli italiani dovranno esprimersi il 4 dicembre.

Ve la spieghiamo nel dettaglio qui: Una guida semplice al referendum del 4 dicembre. Ecco su cosa si vota

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