Per fare un passo avanti bisogna avere il coraggio, per un attimo, di perdere l’equilibrio

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Il cambiamento, che sia interiore o esteriore, crea sicuramente un qualcosa di nuovo che spesso ci spaventa, alcune volte ci intriga e, altre ancora, ci illude

Una delle tante paure che affligge l’individuo, sin dalla nascita, è quella di cambiare. Il cambiamento, che sia interiore o esteriore, crea sicuramente un qualcosa di nuovo che spesso ci spaventa, alcune volte ci intriga e, altre ancora, ci illude.

Non possiamo permetterci, però, che la paura vinca sulla speranza di cambiare. Se provassimo ad analizzare molti discorsi politici degli ultimi decenni troveremo, tra le tante “keywords” utilizzate, proprio paura e speranza quasi, come se questi due concetti andassero di pari passo.

Durante un’iniziativa della campagna referendaria #Bastaunsì, il presidente Matteo Renzi è stato a Reggio Emilia e il primo cittadino della Città dove nacque il Tricolore, Luca Vecchi, l’ha accolto ma prima di lasciargli la parola ha detto, riprendendo una frase scritta da un bambino: “Per fare un passo avanti bisogna avere il coraggio, per un attimo, di perdere l’equilibrio”.

Quella sensazione di squilibrio che provoca un possibile cambiamento l’abbiamo provata tutti e c’è da dire che noi viviamo quest’instabilità politica da decenni ormai ed è proprio questo che ha creato in tutti noi una situazione di abitudine.

Parlando con la gente, nel corso di questo intrigante viaggio chiamato “campagna elettorale”, alle domande sul loro pensiero verso il quesito referendario, molti rispondono: “tanto non cambia nulla”.

Quante parole abbiamo sentito nel corso di questa campagna? Quante ne sentiremo ancora? Quanti insulti ci siamo presi solo perché abbiamo il coraggio, rispetto a molti altri, di provare a cambiare qualcosa che va cambiato? Fin troppe, è vero, ma agli insulti reagiamo con i sorrisi, perché a noi il confronto e lo scambio “educato e democratico” di idee ci rafforza.

Una delle celebri frasi di Matteo Renzi afferma che: “l’Italia è un paese più bello delle sue parole” e allora usciamo da questa sensazione di abitudine che ci affligge e ci spaventa e diventiamo protagonisti del futuro.

“Al passato grazie, al futuro Sì”.

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