Referendum, alcuni miti da sfatare e il ruolo decisivo degli studenti

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Università e scuole hanno una gran rilevanza nel dibattito trattandosi di luoghi di studio e di produzione della conoscenza

Partiamo da una semplice constatazione: oggi l’esito del referendum appare ancora in bilico e molto dipenderà anche dal voto giovanile e dal ruolo degli studenti. Lo stesso Matteo Renzi, in occasione della grande mobilitazione dello scorso 29 ottobre in Piazza del Popolo, ha rimarcato il «dovere di verità» a cui sono chiamate le comunità dei saperi nella dialettica referendaria, alle quali spetta il compito di continuare con coraggio a promuovere le ragioni della riforma.

Le università e le scuole vanno infatti assumendo una rilevanza sempre maggiore all’interno di questo dibattito, trattandosi di luoghi di studio e di produzione della conoscenza, in cui si coltivano lo spirito critico e la passione per l’approfondimento: per questo vogliamo ribadire la forza delle ragioni del Sì nel mondo studentesco e sfatare alcuni miti su questo appuntamento referendario.

Il primo è quello che vedrebbe una generazione sfiduciata e appiattita sulla non partecipazione al voto oppure schiacciata sulle sirene della «deriva autoritaria». La realtà è più complessa: sono tantissimi gli studenti che si impegnano per sostenere la riforma costituzionale e non è un caso se un numero crescente proprio di comitati universitari si sta registrando in queste settimane alla rete giovanile di “Generazione Sì”. Vogliamo favorire un voto informato e far comprendere a tutti il contenuto della riforma: siamo convinti, infatti, che un confronto serio sul testo avvantaggerà la vittoria del Sì, lasciando da parte altre ipotesi su cui non si vota il 4 dicembre. Sarebbe davvero paradossale rinunciare alla possibilità concreta di avere un’architettura istituzionale più moderna ed efficiente, peraltro in grande continuità con le proposte del centrosinistra degli ultimi vent’anni, preferendo invece progetti astratti e difficilmente realizzabili.

Il secondo mito è quello della contrapposizione tra il coraggio del No e l’ortodossia del Sì. Anche in questa circostanza è corretto associare il coraggio all’idea dei «pochi che si oppongono a molti», mentre qui non è affatto così: il cartello del No appare addirittura sovraffollato, dando luogo a un concerto confuso con più spartiti suonati assieme. Gli oppositori della riforma rappresentano un fronte esteso ed eterogeneo, che trova però curiosamente il maggiore punto di contatto nel giudizio negativo su Renzi e sul governo.

Non colpisce, quindi, ascoltare interventi di studenti per il No quasi completamente incentrati contro la Buona Scuola, lo Student Act o altri provvedimenti, in cui queste tematiche appaiono agganciate in modo spesso maldestro al referendum costituzionale. Maggiore coraggio si trova invece nei molti studenti che accettano la sfida del cambiamento, cercando di mantenere la discussione sul merito della riforma senza ricorrere ad armi di distrazione di massa. Riflettendo, in particolare, su come l’ambiente universitario stia affrontando questo appuntamento, desta particolare interesse il modo alquanto semplicistico in cui vengono rappresentate le posizioni che stanno emergendo sul quesito referendario all’interno della comunità accademica.

C’è quasi una “questione generazionale” nella correlazione tra età dei docenti e opinione sulla riforma. È stato infatti notato che grandi docenti sono schierati pubblicamente sul No, mentre spesso professori più giovani si stanno impegnando per il SÌ. Fermo restando che è suggestivo ritenere che studiosi più giovani sostengano la riforma in virtù di un atteggiamento supino nei confronti di presunti “potenti” (quando, in realtà, il loro destino sarà maggiormente determinato dai loro maestri, che hanno magari adottato un atteggiamento più prudente), il quadro è ben più articolato: basti pensare al giudizio favorevole alla riforma espresso da illustri giuristi come Sabino Cassese, Augusto Barbera o Roberto Bin e all’appello di oltre 480 docenti, esperti e ricercatori che hanno ribadito lo scorso 27 ottobre a Milano la loro presa di posizione per il Sì.

Più in generale, c’è chi propaganda una galassia giovanile e un mondo accademico orientati verso il No, in virtù di pezzi schierati dell’informazione, che, da una parte, ritengono che il No “faccia più notizia”, e, dall’altra, parlano di “dibattiti controllati” e di un “no che viene zittito”. La menzogna più grande che appartiene a questa “narrazione” risiede in un’altrettanto riduttiva dicotomia tra professori tutti allineati sul Sì, e studenti tutti allineati sul No: quasi a proporre una subalternità tra le due categorie, che porta la seconda a resistere al “potere” della prima.

La verità è rappresentata, invece, dagli innumerevoli comitati della rete di “Generazione Sì”, attivi in tantissimi atenei italiani e impegnati anche per garantire il voto degli studenti fuorisede nella propria città di studio. Oltre a questi, è nata da poco la pagina Facebook “Studenti per il Sì”, un nuovo strumento di comunicazione rivolto a studenti, medi e universitari, proprio per diffondere iniziative e contenuti che si stanno promuovendo a livello studentesco.

Gli studenti devono essere più forti di ogni incertezza, paura e conflitto, continuando le proprie campagne per il Sì e per un cambiamento positivo, perché la protesta, si sa, è più facile della proposta e un albero che cade fa più rumore di una foresta che cresce, ma le ragioni del Sì di professori e studenti stanno facendo sentire sempre più forte le proprie istanze. Noi ci siamo e lo stiamo dimostrando. All’appello più importante, quello sul nostro futuro, rispondiamo: «Presenti!».

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