Referendum, al quorum non si comanda

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Gli amici radicali, come dei grillini qualsiasi, si rivolgono al TAR per chiedere che la data sia spostata e accorpata alle amministrative e dimenticano le battaglie passate

Gli amici radicali sembrano in grande confusione di questi tempi. Dopo avere sostenuto per anni, in difesa dei referendum, che la democrazia ha un costo, respingendo al mittente le accuse di chi vedeva nei referendum un inutile spreco di denaro pubblico oggi, come dei grillini qualsiasi, si rivolgono al TAR per chiedere che la data sia spostata e accorpata alle amministrative. Cosi da far diventare il Referendum una sub-categoria di elezioni di altro tipo.

Dimenticandosi di avere nel passato sostenuto tesi del tutto opposte. Vale a dire avere denunciato eventuali accorpamenti come un modo surrettizio per raggiungere il quorum, requisito essenziale della legge referendaria, togliendogli dignità e importanza. È del tutto evidente e lapalissiano che l’avere previsto per la validità dell’elezione referendaria un “quorum” , necessario perché la volontà popolare si sostituisca a quella del Parlamento, rende del tutto legittima la non partecipazione al voto. Sia quella fisiologica che si manifesta quando l’elettore ritenga poco “interessante” la posta elettorale, sia, ancora più quella consapevole e organizzata, che ha le caratteristiche di una scelta meditata ed esplicita.

Che anima e non deprime la contesa referendaria. Tanto è vero che è stata usata anche a sinistra più volte. Onestamente temo proprio che il Presidente della Corte Costituzionale si sia dimenticato che i suoi pronunciamenti non sono opinioni personali, ma devono invece garantire il rispetto di tutti i comportamenti previsti dalla Costituzione.

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