Razzismo calcolato. La strategia di Grillo

M5S
Beppe Grillo arriva nell'albergo che lo ospita a Roma al termine dell'incontro con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale, Roma, 26 febbraio 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

Le sparate contro gli immigrati sul blog ufficiale e la rincorsa a Salvini su temi che valgono voti “facili”

«L’argomento immigrazione suscita molte emozioni, tra cui in primis paura e rabbia. Per questo, in tv iniziare ad argomentare o spiegare trattati o proporre soluzioni più o meno realistiche è inutile, perché le persone sono in preda alle emozioni e sentono minacciate loro stessi e la loro famiglia; non si può pretendere che seguano un discorso puramente razionale». Per questo, l’ordine di scuderia è chiaro: ««Diamo sfogo a rabbia+paura». Parole mai smentite di Silvia Virgulti, la consulente che si occupa di “istruire” i parlamentari del Movimento 5 Stelle e prepararli ai dibattiti televisivi. Parole che, dopo l’ultimo post sul blog di Grillo in cui il consigliere comunale di Torino Vittorio Bertola chiedeva un «giro di vite sui permessi di soggiorno per protezione umanitaria» e «l’ istituzione di sistemi efficienti per il rimpatrio forzato delle persone cui viene respinta la domanda di asilo», hanno riacceso il dibattito sulle posizioni del Movimento. Razzismo declinato alla Salvini o soltanto una smaliziata campagna elettorale giocata sulle paure della gente? Del resto non può essere un caso se il post, con la polemica scatenata, abbia seguito a distanza di poche ore le bordate rivolte dal leader leghista a Papa Francesco e alle sue parole contro i respingimenti. La gamma di anatemi contro l’immigrato nei comizi show di Grillo dura nel tempo ed è varia. Razzista o no, di certo Grillo liscia un sentimento strisciante in molte parti del Paese: il senso comune fatto di accuse agli immigrati che «portano via il lavoro, i posti negli asili, sono violenti, si ubriacano», sono «una mina sociale». Per questo le accuse non sono estemporanee. Quanto ai toni razzistoidi e machisti del linguaggio a 5 Stelle, va evidenziato che Gianroberto Casaleggio non si è mai espresso pubblicamente su questi argomenti e le esternazioni di Beppe Grillo, in nessuna maniera sono direttamente imputabili al manager. Questi messaggi però passano per il blog gestito dalla sua azienda, lui è lo spin doctor della comunicazione e, anche quando hanno suscitato vespai, Gianroberto Casaleggio non si è mai dissociato pubblicamente. In più si sa che i due in genere condividono tutto, sentendosi più volte al giorno al telefono.

Il caso Kabobo

In genere i post razzisti, appellativo che come pochi fa adirare il portavoce del MoVimento, fanno infuriare il pubblico del blog, ma Grillo non se ne cura. Fra quelli che maggiori polemiche hanno suscitato ci fu quello su Mada Kabobo, l’uomo che all’alba di sabato 11 maggio 2013, a Milano nel quartiere Niguarda, ha assalito dei passanti uccidendone tre a colpi di piccone e ferendone due. Deceduta anche la terza vittima qualche giorno dopo l’assalto, Grillo scrive un post intitolato «Kabobo d’Italia», mette in fila altri casi di violenza firmati da stranieri e poi si chiede quanti sono i Kabobo d’Italia, denunciando scaricabarile istituzionale per cui, se succedono fatti del genere, «nessuno è colpevole», «forse neanche Kabobo se gli riconoscono l’infermità mentale». Parole che sono musica per l’orecchio leghista e, infatti, poche ore dopo Grillo è a Treviso, roccaforte verde, per il “Tutti a casa tour“ in vista delle Amministrative. Chissà che col post populista-razzista non si strappi qualche voto alla Lega…

La questione “Ius Soli”

Sul blog è guerra: c’è chi è con Grillo ma molti invece lo attaccano. Per Grillo è un problema loro. Un problema di buonismo: «La cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso. Serve solo a distrarre gli italiani dai problemi reali (…). Da una parte, i buonisti della sinistra senza se e senza ma che lasciano agli italiani gli oneri dei loro deliri. Dall’altra, i leghisti e i movimenti xenofobi che crescono nei consensi per paura della “liberalizzazione” delle nascite», scrive Grillo il 25 gennaio 2012. Il giorno dopo si becca la reprimenda indiretta del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, che si è già espresso per lo ius soli. A un anno di distanza, quando ripeterà lo stesso concetto, si prenderà il niet di qualche suo parlamentare, tra cui Alessandro Di Battista, che annuncia il sì a una eventuale legge per lo ius soli.

Ce n’è anche per i Rom

Naturalmente nella retorica razzistoide non possono mancare i rom («Un Paese non può vivere al di sopra dei propri mezzi. Un Paese non può scaricare sui suoi cittadini i problemi causati da decine di migliaia di rom della Romania che arrivano in Italia» scrive Grillo nel 2007) e i nordafricani, tra i primi ad approdare sulle spiagge della Penisola, stereotipo perfetto del migrante. «Vuoi dare una passatina a un marocchino che ti rompe i coglioni? Lo prendi, lo carichi in macchina, lo porti in caserma e poi gli dai due schiaffetti. In mezzo alla strada non è possibile: oggi con i telefonini fanno succedere un casino, l’immagine di quel telefonino è andata a un miliardo di musulmani!!! Sono coglioni!». Così Grillo, in uno spettacolo del 2006, pare alludere al pestaggio di un magrebino da parte di due carabinieri a Sassuolo, un fatto vero da cui scaturirono una denuncia e un procedimento concluso con l’archiviazione. Tutti questi elementi sono stati messi insieme dalle comunità ebraiche italiana e francese, che hanno congiuntamente condannato Grillo come demagogo razzista e antisemita (marzo 2013). D’altronde Grillo ha bocciato pure il 25 aprile, e nel 2012 il MoVimento milanese ha impedito a una consigliera di zona di partecipa-re alle iniziative per il giorno della Memoria della Shoah, affermando che sarebbe stato meglio ricordare tutti i popoli oppressi e perseguitati. Grillo è razzista, semplicemente ignorante la complessità delle dinamiche sociali o pensa solo ai voti? E il guru Casaleggio? Forse ha ragione Luigi Manconi, quando su «l’Unità» del 17 maggio 2013, scrive: «Grillo non è un razzista, in nessuna delle diverse e classiche accezioni del termine: in lui, la xenofobia – che è cosa assai diversa – risulta come esaltata da una lettura ormai parossistica delle contraddizioni sociali; e da una concezione agonistica e tonitruante, bellica e nichilista della politica».

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