Ranieri: “Napoli è rimasta ferma, ora necessaria una vera svolta”

Napoli
Un momento della conferenza stampa nel foyer del teatro Augusteo a Napoli di Umberto Ranieri (Pd), ex sottosegretario agli esteri, impegnato in questi giorni nella raccolta delle firme per presentare la propria candidatura alle primarie del centrosinistra a Napoli, 3 febbraio 2016. ANSA / CIRO FUSCO

Umberto Ranieri spiega perché ha deciso di candidarsi a Sindaco del capoluogo campano. “Ottusità burocratica primarie riservate ai soli iscritti”

Tornare nelle strade e nei quartieri di Napoli a invitare gli elettori del centro sinistra a sottoscrivere la candidatura alle primarie per la elezione del sindaco della città è una interessante esperienza. Permette di riprendere il dialogo con i napoletani. Quelli veri, in carne ed ossa, con i problemi e le ansie di una esistenza faticosa e difficile. Il dialogo non è semplice. Verso la politica il sentimento dominante è la diffidenza. Appare un mondo lontano, separato dalla vita e dai suoi tormenti. Si affollano poi interrogativi incalzanti. La situazione in cui versa la città suscita preoccupazioni. La giunta De Magistris, vista dalla Sanità o dai quartieri Spagnoli, appare in tutta la sua mediocrità e inconsistenza. I problemi si sono trascinati irrisolti. Nella mente e nell’animo dei napoletani c’è tuttavia la convinzione che i guai vengano da lontano. Mentre altre realtà urbane in anni di straordinari mutamenti e trasformazioni hanno saputo trovare una strada per rilanciare su basi nuove il proprio ruolo, Napoli è rimasta ferma. Il centro sinistra non può non avvertire il dovere di riflettere su come sono andate le cose. Lo esigono le domande incalzanti dei cittadini. Lo dicono i loro sguardi e le parole severe.

Nei quindici anni precedenti la giunta De Magistris eravamo noi alla guida della città. Ecco perché si impone una svolta. Nel personale politico, nei contenuti. La costruzione della città metropolitana, un nuovo profilo produttivo per Napoli, i servizi, il welfare cittadino, la macchina comunale da riformare, una nuova giunta rigorosa fatta di donne e uomini competenti e disinteressati. Occorrerà riprendere il confronto con i centri di direzione della politica economica nazionale, riprendere il confronto con il governo del Paese, superando l’isolamento in cui Napoli è precipitata per la verbosità e la inconcludenza dell’attuale sindaco. Ero persuaso che la via maestra fosse quella di indicare a candidato a sindaco della città una personalità con forti caratteristiche civiche. Una personalità radicata nella realtà napoletana in grado di rianimare il mondo degli elettori e dei militanti del centro sinistra. Ho timore che non vi sia stato il coraggio necessario per muovere in questa direzione. Ma tant’è! Giro nei quartieri e nel centro della città. Continuo a discutere con giovani e meno giovani delle prospettive di Napoli. Sono felice di queste giornate, in verità poche, di incontri e confronti anche serrati e difficili.

Chiedo di sottoscrivere la candidatura a sindaco. Lo faccio pur sapendo che c’è chi sostiene nel Pd che sono fuori dalle regole. Dovrei rivolgermi solo agli iscritti. Mi rifiuto di credere che, mentre a Roma e a Milano i candidati del centro sinistra alle primarie vengono decisi dalle elettrici e dagli elettori, a Napoli possano farlo solo gli iscritti al Pd (poco più di 2000)! Mi rifiuto di crederlo. Sarebbe una ottusità burocratica. Una manifestazione ulteriore di lontananza del Pd dai cittadini elettori. Mi auguro ancora, negli interessi di Napoli e del centro sinistra che ciò non avvenga.

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