L’assalto della sinistra a Renzi. Orfini: “Così si smonta il partito”

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La riforma va avanti ma è un segnale. Con la componente bersaniana bisognerebbe parlarsi chiaramente

In un sonnacchioso giovedì dell’ultimo giorno di luglio si materializza al senato il primo colpo al governo d’una certa durezza, con la maggioranza che va sotto, battuta su un emendamento della sinistra pd (Fornaro e altri) e votato da tutte le opposizioni (Lega, M5S, Forza Italia, Fratelli d’Italia) sulla delega al governo in materia di canone Rai, un punto che peraltro non impedisce che la riforma della governance di viale Mazzini possa andare avanti.

Il segnale dunque è tutto politico:  La minoranza del Pd, sommando i suoi 19 voti di oggi a quelli delle opposizioni, ha dimostrato plasticamente che a palazzo Madama il governo Renzi non ce la fa. Anche perché – basta fare i conti – il neonato gruppo verdiniano totalmente irrilevante ai fini della tenuta della maggioranza (un’altra verità che viene a galla).

Ma – è sbottato Matteo Orfini – “Se il voto in dissenso dal gruppo diventa non un’eccezione limitata a casi straordinari ma una consuetudine significa che si è scelto un terreno improprio per una battaglia. Così si smonta un partito”.

In realtà, non è una notizia. E’ dall’inizio della legislatura che tutti sanno che al Senato i numeri sono ballerini. E che la componente di Bersani è decisiva per la tenuta del governo. Lo si sapeva sia dal punto di vista politico che numerico. E dunque?

E dunque, occorrerebbe parlarsi chiaramente. Nulla di drammatico ma tutto serve tranne che uno stillicidio. Roberto Giachetti ripete: “Meglio andare al voto e fare chiarezza una volta per tutte”…

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