Raggi atto primo, la retromarcia verso i vecchi poteri

Roma
ANSA/ANGELO CARCONI

Tutti gli annunci del M5S portano il segno di poteri, lobby e corporazioni che hanno sempre bloccato ogni cambiamento a Roma

Non eravamo noi a sbagliare, più di un mese fa, a parlare di “luna di fiele” della neo-sindaca di Roma se ora Le Monde titola sulla “fine della luna di miele” tra Virginia Raggi e la città, se il Financial Time la giudica “unfit” a ripulire la città. Non sfugge la micidiale potenza simbolica di tale fallimento per chi aveva vinto le elezioni promettendo pulizia politica, morale e materiale della città. E si trova oggi con la città più sporca di prima e i vecchi poteri che rialzano la testa.

La giunta ha cominciato a implodere in una sorta di autogolpe alla Erdogan, a prodursi in una serie di spettacolari autocappottamenti, in un sistematico autosabotaggio fatto di annunci e marce indietro che mai nessuno (ecco un vero record) era stato capace di concentrare nei primi quaranta giorni di governo.

Non si tratta solo di gaffe, come il programma che contiene la preziosa perla sull'”antropocentrismo specista” (copiata dal web) che resterà scolpita nella storia della comicità italiana al pari della “supercazzola prematurata con lo scappellamento a destra” del conte Mascetti. Il fatto è che tutte le scelte (e meglio gli annunci, perché di scelte non ce n’è neppure una) portano il segno di poteri, lobby e corporazioni che hanno sempre bloccato ogni cambiamento a Roma. Una vera e propria restaurazione, insomma. E non c’è bisogno di improvvisarsi dietrologi: è tutto scritto negli atti politici della neo-sindaca e del suo cerchio magico.

Cominciamo dalla questione che, salti o no la prima testa dell’amministrazione Raggi, ne ha già minato la credibilità: l’emergenza rifiuti e la sua gestione da parte dell’assessora Paola Muraro. Ovviamente, nessuno può scaricare sulla nuova amministrazione l’inefficienza di un sistema che viene da lontano; dovrebbe piuttosto stupire che, per affrontarla, chi è giunto al potere supportato dal potente coro “onestà, onestà”, abbia nominato un assessore in pieno conflitto d’interessi con l’azienda cui dovrà fornire indirizzi politici, sia perché ne è stata consulente, sia perché ha con essa un contenzioso economico. Il punto politico però è un altro: Paola Muraro è stata super retribuita consulente di Ama negli anni in cui l’azienda era governata dagli uomini di Gianni Alemanno, Panzironi e Fiscon, poi finiti dentro mafia capitale, gli anni nei quali si accresceva il monopolio assoluto del Supremo gestore del business, quel Manlio Cerroni, sotto processo per la gestione dei rifiuti, cui Ignazio Marino sottrasse il monopolio con coraggio e pagando prezzi salatissimi. La scelta di quell’assessore, di cui ora emergono imbarazzanti telefonate con il boss di mafia capitale, Salvatore Buzzi e con Cerroni, già indicava con chiarezza la linea di ritorno al passato, poi confermata dalla perentoria richiesta al presidente uscente di Ama, Daniele Fortini, insediato da Marino con la mission di risanare l’azienda, malvisto dall’assessore perché “va troppo in procura”, di utilizzare (anche se le leggi non lo consentirebbero) gli impianti del Supremo per risolvere l’emerg enza rifiuti.

Veniamo alla questione della pedonalizzazione di Fori Imperiali, il primo provvedimento-simbolo della giunta Marino, che trasmetteva l’idea, che fu di Argan, di Cederna, di Petroselli, della restituzione alla città e al mondo di un immenso patrimonio archeologico sottraendolo all’invasione del traffico e al degrado dell’abusivismo commerciale. Il primo colpo viene dall’assessore al lavoro che rivaluta (“svolgono un ruolo per i turisti e i cittadini”) i famigerati camion bar, storico monopolio della famiglia Tredicine, che deturpavano il volto del centro storico, e che la giunta Marino e i suoi assessori Leonori e Pucci, riuscirono finalmente a cacciare dopo decenni di tentativi vani. Ovviamente, Tredicine esulta, ringrazia, dichiara fiducia nella nuova amministrazione e promette collaborazione. Poi c’è il patetico balletto sulla pedonalizzazione integrale dei Fori Imperiali: prima si annuncia l’apertura a bus e taxi, poi si conferma la chiusura. Ciò che stupisce è che da nessuna parte si trovi un’idea di cosa fare del centro storico più grande del mondo e che ci si lasci guidare dalle lobby (Tredicine e taxi) che a Roma sono sempre state l’architrave del blocco conservatore e uno dei principali ostacoli alla modernizzazione e al cambiamento della città.

La continuità con il passato non si ferma qui: resta saldamente al suo posto il vicecapo di gabinetto Raffaele Marra, fedelissmo di Alemanno, ora in corsa per ottenere la cruciale delega sulla sicurezza.

Rifiuti e pulizia, decoro, sicurezza: tre settori decisivi per la qualità della vita dei romani. Qui Virginia Raggi poteva davvero dare un segnale di cambiamento forte e invece ha riciclato uomini e idee dell’era della destra al governo di Roma. Segno che, alla faccia della trasparenza e delle consultazioni sul web, la filiera che parte dal premiato studio Previti-Sammarco dove la giovane Virginia ha mosso i primi passi, è la vera rete di potere sottesa sotto la neo-sindaca. Roma non si governa senza un’idea, una classe di governo, un rapporto vero con la città. Se non ce l’hai tu, poiché in politica il vuoto non esiste, qualcuno lo riempirà con le sue idee e i suoi uomini e le sue donne.

1/Continua

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