Questione di punti vista

SVEglia!
Rambo_2

Continua il nostro viaggio tra le storie dei ragazzi che hanno preso parte al progetto Servizio Volontario Europeo

Due giugno 2014: mi ritrovavo sola in un aeroporto, nella testa mille dubbi e nello zaino troppi vestiti. Avevo deciso di partire per un progetto di Volontariato Europeo in Olanda, più precisamente ad Almere, cittadina a trenta chilometri da Amsterdam.

Il progetto durava un anno, e in quell’interminabile attesa al gate 16A mi sembrava un periodo lungo una vita. Per fortuna una hostess avvisava dell’imbarco imminente e tutte le mie preoccupazioni rimanevano lì, lasciando spazio ai pensieri positivi che mi avevano spinto ad affrontare quel viaggio. Nel giro di poche ore mi ritrovai davanti ad una graziosa baita di legno dipinta di bianco e con una grande finestra che dava sull’interno; ancora non sapevo che quella piccola casetta sarebbe stata il luogo in cui, con le mie coinquiline, avrei dato vita alla mia seconda famiglia, multiculturale e coloratissima!

Il giorno dopo iniziai subito a lavorare, e senza che me ne rendessi conto passò la prima settimana, poi il primo mese, poi tanti altri ancora, fino ad arrivare all’ultimo giorno, in cui la malinconia di dover lasciare quella casa e tutto quello che avevo costruito fin lì, prese il sopravvento. Durante questo lungo percorso, ho avuto la fortuna di relazionarmi con persone che mi hanno cambiato profondamente senza nemmeno esserne coscienti; per questo motivo voglio raccontarvi la storia di alcuni di loro per provare a cambiare anche voi.

Fritz, “the good guy”, aveva passato una vita in solitudine, ma nonostante questo era in grado di trasmettere agli altri sentimenti di rispetto e lealtà; nell’ultimo periodo aveva anche trovato l’amorevole compagnia di Mimmi, anziana ma dolcissima pensionata, con cui condivideva pomeriggi fatti di chiacchiere e carezze. Purtroppo però, le storie non sempre hanno un lieto fine, e l’artrosi lo portò via troppo presto, lasciando un vuoto enorme in tutti noi.

Chucho, signore di mezza età, sicuramente il più simpatico di tutti, passava le sue giornate a camminare avanti e indietro, instancabile, quasi in una sorta di “trance”, finché non gli passavi davanti: a quel punto si fermava e iniziava a parlarti incessantemente, un po’ come a proseguire quel moto infinito che lo contraddistingueva.

Rawiri, giovanotto intraprendente, a volte un po’ impulsivo, si portava sulle spalle il peso di un passato difficile, ma nonostante questo, non passava giorno in cui non condividesse un sorriso con noi. Lo ricordo ancora, durante la bella stagione, passare ore e ore in piscina, nuotando avanti e indietro o rilassandosi facendosi cullare dal moto perpetuo dell’acqua.

Niente di speciale, penserete, ma come reagireste se vi dicessi che in realtà Fritz e Mimmi erano due scimpanzé? O che Chucho era un babbuino sfruttato per anni in un circo? E che Rawiri in realtà era un visone sequestrato da un allevamento di pellicce? Questo è stato il mio progetto in un centro di recupero di animali esotici, in cui i punti di vista, a volte, fanno la differenza.

Vedi anche

Altri articoli