Questi ricorsi che tradiscono la paura di perdere

Il Noista
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Si butta la palla in tribuna ma è un danno incalcolabiole per tutti

Giustamente tutti gli americani – democratici e repubblicani e indipendenti – si sono scandalizzati e hanno protestato con vigore quando Trump, nel corso dell’ultimo dibattito presidenziale, si è rifiutato di dire che avrebbe accettato il responso delle urne. Il rispetto delle regole e il riconoscimento della neutralità delle istituzioni sono infatti la pietra angolare di una democrazia: senza questo ancoraggio, niente ha più valore e tutto diventa possibile.

Stupisce che in Italia i vari ricorsi contro la formulazione del quesito referendario siano invece considerati del tutto normali, siano parte integrante della campagna elettorale, e non spingano nessuno ad una riflessione non episodica sul significato delle regole e delle procedure.

La scheda che ci verrà consegnata il 4 dicembre riporta il titolo della legge di riforma costituzionale così come è stato approvato (per sei volte) dal Parlamento: su questo testo sono state raccolte le firme – anche quelle del Comitato per il No – e questo testo è stato giudicato perfettamente legittimo dalla Corte di Cassazione, che a sua volta l’ha trasmesso al presidente della Repubblica. Cassazione e Quirinale non sono organi politici, cioè di parte, ma neutrali, cioè di garanzia: e infatti il Tar non ha potuto che dichiarare la propria incompetenza a decidere.

Ma che importa: in Italia le regole sono rispettate soltanto quando fa comodo. E così il Movimento 5 stelle e Sinistra italiana, autori del ricorso respinto al Tar, minacciano appelli al Consiglio di Stato o alla Cassazione, alla quale si è già rivolto il Codacons. E il Tribunale di Milano dovrà decidere la prossima settimana su un altro ricorso – presentato addirittura da un presidente emerito della Corte Costituzionale, cioè da uno che dovrebbe sapere di che cosa sta parlando – che chiede lo “spacchettamento” del quesito in quattro o cinque domande (e schede) separate.

E’ evidente che tutti questi ricorrenti hanno la sensazione (condivisibile) di aver già perso la partita referendaria, e di conseguenza provano a buttare la palla in tribuna o a denigrare l’arbitro. Ma il punto non è questo: il punto, ahinoi, è il tentativo, sempre più ossessivamente ripetuto, di minare le basi della convivenza democratica, di contestare la neutralità delle istituzioni, di rifiutare un sistema di regole condiviso. Il danno è incalcolabile, le conseguenze pericolose per tutti.

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