Quello che Travaglio non ha capito del referendum

Il Fattone
Marco Travaglio al convegno "Partiti per le tangenti", Milano, 20 ottobre 2014. 
ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Federico Moccia per il Sì? Per il direttore del Fatto è oggetto di scherno. Ma la riforma riguarda tutti, non solo i costituzionalisti

Leggendo l’editoriale odierno di Marco Travaglio ho capito perché al referendum di ottobre la maggioranza degli italiani voterà Sì.

Il direttore del Fatto prende di mira “il salto sul carro del Sì di ben 250 professori”, riuniti da Renzi, come recita il titolo dell’editoriale, nel “Comitato Tengo Famiglia”. Non si capisce perché chi sostiene la riforma del Senato debba essere per forza un venduto, un lecchino e un voltagabbana, mentre chi la avversa è un eroe senza macchia e senza paura mosso esclusivamente dallo spirito di verità: è un modo illiberale di impostare la discussione che lasciamo volentieri all’impaurito Travaglio.

Il punto dell’editoriale è però un altro. Fra i firmatari dell’appello per il Sì, scrive Travaglio, “non ce n’è uno che insegni la Costituzione. L’elenco degli arruolati – prosegue – comprende però insigni docenti di psicopatologia, marketing, fisica medica, datazione e diagnostica, giudaistica, anatomia umana e disabilità, sistemi radiomobili, neurologia, chimica analitica, comunicazioni elettriche, petrologia e petrografia, elettrotecnica, ingegneria dei sistemi di trasporto, algoritmi, psicotecnologie, filologia slava, geometria, endocrinologia, produzione edilizia, storia medievale, fisica nucleare e subnucleare, reumatologia e così via”.

L’intento vorrebbe essere sarcastico, a metà strada fra la polemica contro il “culturame” dell’indimenticato Scelba – il ministro del manganello che sicuramente avrà un posto d’onore nel pantheon travagliesco – e il sopracciglio alzato dello snob di sinistra, che concede la parola soltanto a chi la sera legge Kant prima di andare a letto.

“Ma il pezzo da novanta – insiste Travaglio – è Federico Moccia, scrittore nonché libero docente di Lucchettologia alla Sapienza e neofondatore del Circolo Ponte Milvio per il Sì”. Che ridere. Dall’altra parte, contro la riforma, ci sono invece “56 costituzionalisti, compresi – Travaglio gonfia il petto – 11 presidenti emeriti e 5 vicepresidenti emeriti della Corte costituzionale”.

Ecco perché gli italiani a ottobre approveranno la riforma del Senato: perché non è una riforma che riguarda i costituzionalisti, ma l’Italia e gli italiani. Non è stata fatta per alimentare un convegno o un seminario, ma per far funzionare il Paese. Non è teoria, ma realtà.

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