Quelle strade vuote, non sembra più lei

Parigi
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Per la priva volta i parigini nn vanno in strada. Paura ma non solo

Forse in nessuna città del mondo c’è una così piena identificazione fisica della città stessa con i suoi cittadini. I parigini e Parigi fanno corpo, da sempre. Il velo dentro-fuori è più sottile che altrove: e infatti i parigini li trovi per strada, al caffè, in giro a tutte le ore. E se poi c’è qualcosa, se succede un fatto, si esce. E se il fatto è drammatico, a maggior ragione si esce. Si va a vedere, si sta con gli altri. E se il il fatto è politicamente drammatico, si va in piazza, subito. République, National, la Concorde, ovviamente la Bastiglia: la Piazza come teatro della Storia.

Ma questa volta i parigini in strada non ci sono andati. Paura, certo. I maledetti dell’Isis possono essere dietro l’angolo. Non nei pressi dell’Eliseo o del Quai d’Orsay, ma vicino al bistrot sotto casa, davanti al supermarket di fronte. La paura di Parigi, così, non l’avevamo mai vista. Paura, sì. Ma non solo, forse. Il colpo in faccia è stato tremendo, la capitale francese è al tappeto.

C’era eccome, la paura, anche nella Parigi occupata dai nazisti. Che gozzovigliavano nei magnifici hotel di Rivoli o di Saint Germaine, che schiamazzavano sugli Champs Elysées guardando le ragazze belle di Francia. Me lo raccontava mia madre che era lì, poco più che bambina. Lo abbiamo visto nell’Ultimo metro di Truffaut, lo abbiamo letto nei Mandarini di Simone de Beauvoir e altrove, ma abbiamo capito che i francesi, anche quando si nascondevano nei rifugi, non avevano paura.

Invece vedendo le immagini in tv di questa Parigi umida e desolata l’impressione è di una agghiacciante chiusura in se stesso del simbolo della joie de vivre, così mirabilmente immaginata da Picasso: è un fatto nuovo e terribile.

Il  cielo sopra Parigi oggi è grigio come in un normale pomeriggio d’autunno:  il dramma è che sotto quel cielo non c’è il solito sangue vivo dei parigini, quello che ha vivificato le pagine grandi della vicenda umana di questi lunghi secoli, c’è il lugubre silenzio dei boulevard, ci sono gli occhi dei parigini alle finestre, occhi inquieti. Non sembra più Parigi, è allucinante dirlo ma forse non è più la nostra Parigi.

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