Quell’amore nel quale uno più uno fa tre. Un romanzo di Lisa Ginzburg

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L’ostinazione dell’amore e le sue conseguenze

Ci sono persone per le quali la libertà consiste nello svincolarsi da tutti, farsi coinvolgere quel che basta, non appartenere mai, nemmeno a se stessi, tanto è diradato il proprio darsi.

Ci sono persone per cui libertà significa l’opposto. Appartenenza esclusiva a una sola persona, alla famiglia, a un credo religioso o al lavoro. Far parte di quel nucleo specifico che mette al riparo. Tenere a bada le tentazioni, sentirsi un pezzo del gruppo.

Nell’ultimo romanzo di Lisa Ginzburg Per amore, edito da Marsilio, Ramos appartiene alla prima schiera. Selvaggiamente solitario, scrive di lui l’autrice. Ramos che a tutto e tutti vorrebbe dare le ali, per non soccombere al peso di attese e richieste.

Nella sua vita, moglie, famiglia e colleghi non fanno che lamentarsi delle sue assenze. Ma nella rete dei reclami, al suo appartenere manca sempre un pezzo.

Persone solitarie anche in coppia, ne conosciamo tutti. Hanno il vezzo di congedare l’intimità. Spesso, hanno il cuore di farlo dopo averti trasformato in una vittima.

Per la protagonista, il timore di ridurre la donna indipendente che è – quella che ha scelto di vivere a Parigi e fare la documentarista – in una moglie invadente, possessiva e gelosa, lambisce sempre ma non riesce a smuovere. Per amore, si può correre il rischio di diventare impopolare. Eppure più che al coraggio questa ostinazione, sorda e rocciosa, fa il verso all’angoscia.

Il dolore è fuoco, brucia. Il dolore è acqua, scivola. Il dolore non si ferma.

L’incipit del romanzo, per sintesi e intensità, sembra una chiusa. C’è dentro la consapevolezza di chi ha vissuto quel sentimento che si appresta a dire.

C’è la misura di chi ne è fuori, per quanto si può esserlo. Imparare a raccontare la propria storia come se non facesse male: scrivere significa questo. Anche se, alla fine, si resta con un pugno di verità sempre più esili e un ventaglio di domande che si allarga appresso ai ricordi. E ai condizionali.

Se avessi capito subito, avrei potuto, non sarebbe successo, se solo.

Quello che colpisce in questa storia d’amore è la cieca ostinazione che lei coltiva. Senza rimpianti, ma con alcune conseguenze. Ogni slancio d’immaginazione con cui la protagonista si culla – corse solitarie verso ilfuturo che desidera – lascia suo marito un passo indietro.

Leggendo il romanzo di Lisa Ginzburg mi sono chiesta: il tempo che sprechiamo a vaneggiare ciò che non è, in amore, sovrasta quello in cui viviamo ciò che è per davvero? L’amore è una fabbrica di illusioni?

L’amore felice, l’amore malato, l’amore corrisposto e quello negato si nutrono tutti di ostinazione. E se l’accanimento è parente stretto della stupidità, nei sentimenti non c’è intelligenza che metta al riparo dal danno.

Ci accaniamo sulla causa sbagliata e assecondiamo la dipendenza verso chi vogliamo. O, in un gioco più perverso, verso chi vorremmo che fosse.

L’ottica con cui osserviamo questo meccanismo, quasi genetico per la ridondanza con cui lo si applica, è quella di considerare la dipendenza non più come una caratteristica patologica, ma condizione oggettiva di una persona rispetto all’altra. Siamo quasi alla beffa. Tutti questi affanni e neanche il rango della poesia. No: cosucce da umani. Attrazione, amore, bisogno, dipendenza e caponaggine.

E poi c’è la vita dall’altra sponda. Quello che assomiglia a un nirvana: la dipendenza reciproca. Saper custodire la propria autonomia, non annullarsi per via dell’altro, concedersi una dipendenza che contempli il rispetto di sé. Una via di mezzo fra simbiosi e strade parallele. Dove esiste l’uno, l’altro, e il terreno d’incontro in cui germoglia il sentimento.

Equazione d’amore semplicissima ma altrettanto rara, in cui 1 più 1 non fa 2, ma 3. Ed ecco che l’ostinazione diventa un pleonasmo. E la dipendenza perde quel gusto amaro. Nessuno calpesta i sogni all’altro, nessuno sogna di calpestare l’altro mettendosi in testa di stravolgere ciò che è.

Io + l’altro + noi due insieme = Per amore.

Nel caso di un romanzo, però, sai che noia.

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