Quel fronte del No ai padri costituenti

Riforme
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Ecco perché è poco nello spirito costituente l’atteggiamento di chi oggi sventola la bandiera del No in nome di un principio (l’intoccabilità della Carta) che non c’è e soprattutto non c’era nella testa e nei cuori di chi combatté per la democrazia

Gli attacchi alla riforma costituzionale di oggi sanno d’antico, se non proprio di vecchio. E non dipende certo dalla carta di identità dei vari costituzionalisti che hanno firmato l’appello per il No al prossimo referendum confermativo di ottobre (ci sono trent’enni in giro, soprattutto in tv e nei socialnetwork, che sono molto più canuti politicamente di certi novantenni, si pensi a Napolitano), ma da un atteggiamento quasi pavloviano (s’accende la luce rossa scatta la reazione) che già accompagnò la discussione e poi l’approvazione tra il 1946 e il 1948 della Carta Costituzionale. Insomma, anche i nostri padri costituenti da Umberto Terracini in giù furono presi di mira da severe reprimende di illustri costituzionalisti.

Ce lo racconta lo storico (di formazione dossettiana) Paolo Pombeni (insegna a Scienze Politiche a Bologna) che per i “Saggi” de “il Mulino” ha pubblicato la storia della nostra costituzione (”La questione costituzionale in Italia”), o meglio della genesi e poi del parto della Carta. Un racconto che ha il pregio a ogni capitolo di raccontarci non solo come andò allora ma anche di avere a disposizione chiavi di lettura in grado di farci comprendere meglio ciò di cui si discute oggi. E così si può leggere che c’erano «molti giuristi che avevano guardato con scarsa simpatia il lavoro dei costituenti, da cui in sostanza erano stati esclusi».

Non essendo costituzionalista (Perrone suggerisce di riprendere in mano Costantino Mortati del classico “La Costituente. La Teoria, la storia, il problema italiano” e Augusto Barbera de “La Costituzione della repubblica italiana” dell’Enciclopedia Treccani) lo storico, mettendo insieme documenti e atti, ci mostra i fatti. E sono questi accadimenti che Pombeni mette in fila (facendo venire alla luce se non aspetti inediti perlomeno poco noti) che ci fanno vedere come sono stati proprio i nostri padri costituenti a non considerare la Costituzione come monumento intoccabile e quindi immutabile, ma al contrario come strumento di cambiamento, «un’opera viva e non l’idolo di pietra da racchiudere nel segreto di qualche tempio».

Ecco perché è poco nello spirito costituente l’atteggiamento di chi oggi sventola la bandiera del No in nome di un principio (l’intoccabilità della Carta) che non c’è e soprattutto non c’era nella testa e nei cuori di chi combatté per la democrazia e poi la realizzò. Cosicché rivenendo all’oggi «sembra di risentire le intemerate del vecchio costituzionalismo contro la neonata Carta costituzionale del 1948», scrive Pombeni che si augura abbia gli stessi risultati di allora. «Cioè che la storia si incarichi ancora una volta di dimostrare che la costituzione non è una cosa per le elucubrazioni di giuristi innamorati delle proprie dottrine, ma un testo che vive nella partecipazione all’evoluzione del paese al cui servizio è stato concepito».

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