Quel difficile confine fra subalternità e critica. Il Pd è “grillizzato”?

Pd
image

Battaglia dura contro i M5S ma accompagnata da idee

Da molte parti si sostiene che il Pd stia facendo il gioco del M5S a furia di criticarlo sempre e comunque, magari con toni “grillini” (cioè offensivi e spesso forzando la realtà).

È una questione non banale. Vi torna Chiara Geloni sul suo blog, traendo spunto da una polemica che anche a chi scrive pare tirata per i capelli (chi paga la benzina a Di Battista per il suo tour in moto?): e dunque in questo caso è troppo facile rilevare la subalternità e la fragilità della questione sollevata da esponenti del Pd.

Ma il tema c’è, ed è un tema che perennemente si pone ai partiti di opposizione (come il Pd a Roma). Anzi, più che un tema è un dilemma: si deve ribattere colpo su colpo, a rischio di prendere cantonate e comunque di seguire l’agenda dell’avversario, oppure si deve pensare a curare la propria linea, la propria agenda? Risposta ovvia: si devono fare entrambe le cose.

Il punto è come farle. È anche una questione di stile, oltre che di obiettivi. Lo stile non può essere “grillino”. L’obiettivo deve essere quello di parlare all’elettorato, non di fare politicamente a botte coi Cinquestelle.

Detto questo, secondo me Chiara Geloni esagera quando assolutizza questo concetto: “rincorrere gli argomenti altrui è sempre sbagliato non sull’opinabile piano della politica ma dal punto di vista scientifico”. Opporsi implica “rincorrere”: se Raggi&Muraro si scoprono inadatte a fronteggiare l’emergenza rifiuti, che fai, non lo dici perché così segui la loro agenda? Se i grillini hanno problemi con l’amministrazione e la giustizia – loro, puri e duri – che fai, non alzi la voce?

Dopo di che, è stucchevole ogni volta chiedere le dimissioni di qualcuno, lo stesso fastidio che provo quando l’opposizione parlamentare grida al fascismo, come trovo insopportabile la “brunettizzazione” del dibattito e la polemica pretestuosa su tutto.

Quindi sono d’accordo con quanto ha scritto su questo sito Luca Di Bartolomei, e cioè che il Pd non deve limitarsi a criticare la giunta Raggi e la sua assessora Muraro (cosa oltretutto assai facile, visto come stanno governando Roma) ma dire cosa farebbe il Pd stesso ae governasse la Capitale, accompagnando ogni volta, cioè, alla denuncia la propria idea.

Dopo di che, la battaglia contro i Cinque Stele più tosta è e meglio è. Hanno alzato il vessillo dell’anti-casta? Eh, ma ora che l’età dell’innocenza è passata per sempre, dovete farci sapere tutto, scontrini, rimborsi e quant’altro. L’Ama era un ricettacolo di banditismi? Eh, ora la Muraro deve spiegare cosa ci faceva, com quella gente lì. E via dicendo.

Dopo di che, la battaglia contro i Cinque Stelle più tosta è e meglio è. E se la facesse un po’ anche la sinistra del Pd (che però si occupa solo di Renzi, ahimè, ecco un caso di subalternità), sarebbe ottimo.

Ancora una parola sullo “stile”. Principalmente per colpa dei grillini e della loro cultura del vaffa, si è instaurato un clima nel quale è impossibile discutere. Sui social ci sono veri e propri pestaggi più o meno organizzati, mentre in tv le urla nei talk fanno spesso cambiare canale e in generale c’è una forza di inerzia che spinge tutti alla demolizione dell’avversario politico. Anche la stampa ha le sue colpe, in questo brutto clima.

Ecco, per me un partito di governo come il Pd dovrebbe resistere alle provocazioni e dare all’Italia il senso che la politica può essere ma cosa civile e la polemica e la dialettica arti nobili. Anche per far risaltare meglio le paranoie altrui e le altrui volgarità.

 

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vedi anche

Altri articoli