Quel cambiamento necessario per farsi spazio nei territori dei capibastone

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Fondamentale rivolgersi a territori fin qui impaludati in una vecchia logica che resta uguale anche con il più abile dei travestimenti

È riduttivo e persino sciocco dirsi “renziani”, non importa di quale ora. Così com’è impensabile pretendere un intervento dall’alto che si traduca in un atto d’imperio nei luoghi da rottamare. Lo dice Renzi alla scuola Dem con la solita chiarezza, quella che manca nel recepire un messaggio che in molti, da tempo, promuoviamo con scarsi risultati.

Farsi spazio nei territori contro i consueti capibastone appare, adesso più che mai, come un imperativo categorico e non più rinviabile. Il passaggio cruciale per dare gambe – finalmente – ad un cambiamento che è molto più di una dichiarazione di principio. Rivolgendosi a territori fin qui impaludati in una vecchia logica che resta uguale anche con il più abile dei travestimenti. A cui sottrarre quelle nuove generazioni (e complessivamente chi ha voglia di cambiare) che, in mancanza di intraprendenza e di alternative, si adattano al sistema più consolidato. Diventandone espressione e soprattutto giustificazione.

Basta, perciò, con le facili passerelle da cortile, sia virtuali che reali. Sì alle conoscenze da mettere in campo e ad una passione che anzitutto è coraggio. Nella sfida da lanciare a potentati da spiazzare sul terreno della proposta e del consenso, in un rapporto stretto con la comunità.

Verrebbe da dire “costi quel che costi”, a questo punto. Senza temere esclusioni o emarginazioni, consapevoli che restare fuori dai contesti attuali, può significare marcare una discontinuità scomoda e proprio per questo avvertita come un pericolo dai maggiorenti di sempre. Abituati alla supina approvazione di chi, alla prima occasione, è pronto a girare le spalle in cerca del miglior offerente.

In tanti diciamo le stesse cose. Senza la soddisfazione di un ascolto appassionato, ma con il limite di un’attenzione attraversata da una competizione che da risorsa si trasforma in autentica invidia e disapprovazione. Un modo per azzerarsi agevolando chi dovremmo rottamare, un ennesimo girare a vuoto.

E allora aiutiamoci, spalleggiamoci, sosteniamoci ovunque. Trovando un punto di equilibrio tra diversità da trasformare nel valore aggiunto di un percorso accomunante. Quello di un territorio da rifondare, nei valori di una politica che non è solo presenzialismo e selfie. Ma anche e soprattutto voglia di esserci e di incidere davvero senza paure.

Renzi c’è, ora dobbiamo esserci noi.

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