Quei capibastone senza alternative sul territorio

Pd
Lavori in corso nella sede del Partito Democratico al Largo del Nazareno, Roma 21 Maggio 2015. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Anche alcuni renziani si sono adeguati alle logiche precedenti. Così la rottamazione non arriverà in periferia

Ho letto con interesse l’articolo “Renzi, ora devi rottamare i capibastone locali”. Da iscritto e militante sottoscrivo quanto affermato, aggiungendo, però, una considerazione: al momento esistono le alternative ai gruppi dirigenti che da anni tengono in ostaggio politica e partito nei territori ? È evidente che senza queste è difficile avviare la cosiddetta “rottamazione” anche a valle, tenendo conto che pure tra coloro che comunemente si definiscono “nuovi”, albergano meccanismi di pensiero molto simili a quelli di chi si intende superare.

Una sorta di ossificazione culturale che non lascia intravedere forme altre di approccio con la comunità, la stessa che ovviamente – alla fine – guarda altrove. L’associazionismo Adesso (con tutte le eccezioni del caso) si è segnalato come una riedizione sbiadita delle pratiche in uso nel partito, confondendo uno strumento di rinnovamento come un luogo per trattare ruoli e posizionamenti, un atteggiamento che alla fine ha fortemente indebolito la spinta partita da Renzi, accolta dalle periferie come un modo per collocarsi e distinguersi dai maggiorenti storici del Pd, con cui relazionarsi in una logica da mero postificio.

Agire all’esterno per essere forti all’interno può essere un modo per aggirare l’ostacolo, a condizione che vi sia davvero il coraggio di andare sino in fondo. Un coraggio che nasca, naturalmente, da una visione reale, in cui la rottamazione dei capibastone locali sia in primo luogo un’iniziativa che nasce dai territori, che fin qui avrebbero dovuto muoversi come cassa di risonanza delle attività del governo.

Se a monte c’è Renzi, il dramma democratico è che in basso il segretario è lo stesso del periodo 2009-2013. Occorre, perciò, una spinta “fuori dai denti”, senza cedere alle strategie solo numeriche che logorano. Un partito anzitutto è un’idea di comunità.

 

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