Quattro suore uccise in Yemen, il dovere di non dimenticare

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La storia di Anselm, Reginette, Judit e Marguerite, le quattro suore uccise in Yemen, dimenticate dal mondo

Capita spesso di sentire il dovere di non dimenticare. Capita in relazione a grandi eventi che hanno segnato la storia, a tragici fatti che hanno colpito la nostra società. Ma c’è un’altra faccia della medaglia, ci sono una serie di situazioni che, in modo inspiegabile, non vengono portate alla luce. Che si perdono nell’overload informativo che caratterizza la società digitale del  XXI° secolo. La storia di Anselm, Reginette, Judit e Marguerite è una di queste, è una storia di donne dimenticate.

Anselm, Reginette, Judit, Marguerite erano quattro suore. Sono state barbaramente uccise (insieme ai loro collaboratori), venerdì scorso, in Yemen. Una storia terribile che accentua il suo carattere di orrore alla scoperta del fatto che nessuno, se non Papa Francesco, ha dato peso a questo martirio. Sì, un martirio, perché le quattro suore, uccise per mano di un commando fondamentalista, forse appartenente al Daesh si occupavano quotidianamente degli “ultimi”. Lo facevano con amore, quell’amore portato in un territorio difficile, segnato dalla continua lotta tra sciiti e sunniti. Nonostante ripetute minacce di guerra civile, con la consapevolezza che prima di tutto, anche della loro vita, c’erano i loro malati.

È doveroso dar voce a questa storia, una storia come tante, forse, visto che sono diversi gli operatori di pace di cui si parla e si scrive poco. Una storia che deve insegnare a tutti a non cadere nella globalizzazione dell’indifferenza. Una tendenza, questa, micidiale. Il peggior costume di quest’epoca.

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