Quattro pezzi facili

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Elezioni in Olanda, manovre di Salvini, opinabili scelte a 5stelle e manifestazione di Milano

Vivo entusiasmo ha destato il risultato delle elezioni olandesi. I populisti xenofobi di Wilders non hanno avuto il successo atteso. Sono cresciuti ancora, ma sembra esserci un invisibile tetto di cristallo che ne contiene l’espansione, almeno in un’Olanda in cui l’immigrazione cala e il Pil cresce. Ma il motivo di soddisfazione, pur rilevante, è davvero solo quello. Per il resto va registrata la vittoria di un partito di destra, non certo filo europeo, che ha, per contenere, i populisti, rafforzato oltremodo la sua linea critica verso l’Unione europea.

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Ma ciò che più dovrebbe far riflettere è il fatto che , grazie ad una scriteriata legge elettorale – fondata sul tanto celebrato proporzionale, per di più senza soglie – sarà molto difficile costituire un governo. O, per farlo, si dovrà mettere insieme tutto e il contrario di tutto. Materia di riflessione per noi italiani che, come il capitano Smith del Titanic, ci avviamo verso un esito elettorale simile. Con tre blocchi quasi alla pari l’ingovernabilità è alle porte. E con il nostro debito pubblico, la divisione tra nord e sud, l’emotività diffusa, si può creare una situazione davvero molto pericolosa. Ma sembra che nessuno si stia preoccupando di questo. Se non ci saranno correzioni che favoriscano la governabilità, il paese si avviterà in una spirale carica di rischi.

Tutti sono preoccupati dai Cinque stelle e immaginano grandi e confuse alleanze per contenere una loro possibile vittoria. Io vorrei che fossimo tutti un po’più attenti alla destra. Lo ripeto ancora una volta: se si sommano, nei sondaggi, le percentuali dei vari partiti di destra si scoprirà che quello schieramento è, già oggi, il più forte del campo. Non ha ancora un leader, Salvini, per esempio, si è già, parlando a Napoli, ricollocato nel ruolo di ministro dell’Interno. Se Berlusconi dovesse poter tornare in campo cambierebbero molte cose. Rivolgerei un invito a non sorridere e non sottovalutare la forza di questa possibilità. Per paradosso oggi il Cavaliere può apparire, in questo caos, un moderato, persino rassicurante. E se la destra dovesse trovare un nuovo leader, un tipo alla Del Debbio, allora apparirebbe persino «nuova». E, nella società italiana, si agitano, non dimentichiamolo, pulsioni profonde che hanno un segno di destra.

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Mi colpisce l’uso che i pentastellati fanno dei loro stessi principi. Lo streaming vale per gli altri, i disonesti sono tutti gli altri e tutti si devono dimettere, salvo i loro eletti. Decine di parlamentari eletti hanno cambiato casacca. Emergono, direi inevitabilmente, litigi e divisioni non dissimili da quelli di altri partiti. La rete è un totem indiscutibile ma se poi, come a Genova, sceglie un candidato che non piace a un leader autonominato allora non va bene e si ritira simbolo, nome e si convocano altre elezioni. La rete è indiscutibile solo se conferma quello che il leader ha deciso. Credo di essere stato tra i più attenti e i meno semplicisti nel giudicare un movimento che per me resta più eterogeneo e complesso di altri populismi. Nel voto dei Cinque stelle c’è anche, non dimentichiamolo mai, una parte di quel sogno di una Italia pulita che, nel 2008, venne al Pd. Proprio perché li rispetto e li analizzo, avverto però che il contatto con il potere sta agendo nel profondo del movimento, alterandone dinamiche e procedure. Un processo che riguarda un soggetto importante della vita politica italiana. Bisogna osservarlo con intelligenza e senza essere mossi solo da spirito di propaganda.

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Mi fa piacere che la proposta di una manifestazione sul tema dell’inclusione abbia avuto tante condivisioni. Questo giornale e il suo direttore l’hanno fatta propria e hanno ospitato, ciò che è più importante, posizioni di associazioni e organizzazioni che sostengono la necessità che l’opinione pubblica faccia sentire la sua voce, su un tema così delicato. Nel mio articolo suggerivo di non ritenere in opposizione inclusione e sicurezza.

C’è qualche sventurato senza cuore né ragione che ritenga che solo cacciando i profughi della guerra in Siria si possa vivere in un mondo beato senza violenza, furti, femminicidi? O, al contrario, c’è qualcuno che non si voglia far carico della domanda, spesso forte nelle zone popolari, di sicurezza personale, lasciando così questo tema alla destra xenofoba? La sinistra è per l’inclusione e per la sicurezza, le ritiene possibili e lavora per costruire l’armonia tra questi due insostituibili valori della democrazia moderna. Per il 20 Maggio è stata programmata una manifestazione a Milano, indetta da associazioni e dal Comune di quella città. Non avrebbe senso duplicare e indebolire i singoli appuntamenti. Sia quella la data e il luogo in cui ci si ritrova. E mi auguro, superate le primarie, che ci sia, come deve, tutto il Pd .

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