Quando votare Sì non si può (dire): l’imbarazzo dei berlusconiani

Il Noista
Il direttore del Giornale Alessandro Sallusti parla al telefono nella sede del Giornale a Milano prima di essere prelevato dalla polizia, 1 dicembre 2012. ANSA/ DANIELE MASCOLO

La vittoria del No premierebbe Grillo e Salvini: due cose che l’ex Cavaliere non desidera

Il Giornale, il quotidiano che più di ogni altro sa interpretare gli stati d’animo e i sentimenti mutevoli del centrodestra italiano e, in particolare, del suo leader storico (e tuttora insostituibile), alterna a seconda dell’aria che tira una sfumatura di noismo ogni volta diversa. Conviene dunque seguirlo giorno dopo giorno, come un termometro di precisione che registra le variazioni di temperatura dentro e intorno a Forza Italia.

Oggi la colonnina di mercurio è decisamente bassa, e la freddezza nei confronti del No al referendum quasi imbarazzante.

Per trovare un articolo sull’argomento, infatti, bisogna arrivare fino a pagina 10: qui, proprio in fondo alla pagina, in basso a destra, due striminzite colonne resocontano lo stato della battaglia. “Il fronte del No – recita il titolo – alza la voce con il via libera del Cavaliere”.

Alzare la voce con un pezzo su due colonne relegato in fondo a pagina 10 è già di per sé bizzarro: ci si aspetterebbe un titolo d’apertura, un editoriale del direttore, una lunga intervista, una pagina d’infografica…

Ma è quel “con il via libera del Cavaliere” che merita una riflessione, perché suggerisce meglio di tante analisi, e anzi descrive con involontaria nettezza lo stato d’animo del centrodestra moderato. Come se ogni volta ci si dovesse convincere che al referendum bisogna davvero votare No. Come se ogni giorno bisognasse ripetere che Berlusconi è della partita, non ha abbandonato il gregge, è davvero impegnato nella campagna elettorale. Come se ci si dovesse continuamente rassicurare sulla reale volontà del Cavaliere,che evidentemente appare incerta e oscura soprattutto al suo esercito.

Il problema, naturalmente, è politico. La riforma costituzionale è stata scritta anche da Forza Italia, che l’ha votata in prima lettura. Il disimpegno è venuto dopo, non nel merito del testo ma in seguito all’elezione (sgradita a Berlusconi) di Sergio Mattarella.

Comprensibile dunque la difficoltà a motivare il No ad una riforma che non soltanto è stata votata, ma alla cui redazione si è dato un contributo decisivo.

Ma la vera questione è un’altra, e riguarda il dopo-referendum.

La vittoria del No sarebbe prima di tutto una vittoria di Grillo, di Salvini e della sinistra conservatrice, non certo di Berlusconi e della destra moderata, che anzi si ritroverebbe politicamente prigioniera delle tendenze più radicali. L’imbarazzo è tutto qui, ed è un imbarazzo difficilmente superabile: votare Sì non si può (dire), ma votare No potrebbe togliere a Forza Italia ogni futuro politico.

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