Quando uno stadio applaude solo gli avversari

Stopper
AC Milans forward Bacca (L) reacts during the Serie A soccer match between AC Milan and AS Roma at the Giuseppe Meazza stadium in Milan, Italy, 14 May 2016. ANSA/ DANIEL DAL ZENNARO

E’ giunto il momento per il Milan di tirare le somme dopo l’ennesima stagione fallimentare che sarà tale anche in caso di vittoria della Coppa Italia

San Siro: ultimo atto per Roma e Milan, non c’è il tutto esaurito nonostante la partita di cartello, ma l’afflusso del pubblico è buono. All’inizio della partita Milan e Roma hanno un obiettivo, difficile da raggiungere per entrambe. Il Milan è a caccia del sesto posto e quindi dell’Europa, senza aspettare la finale di Coppa Italia, la Roma del secondo posto che gli garantirebbe l’accesso diretto alla Champions League.

Entrambe le squadre sanno che la vittoria non basta, serve una contemporanea sconfitta del Sassuolo contro l’Inter e del Napoli contro il Frosinone. Sulla carte è il Milan ad avere le maggiori speranza, quasi impossibile vedere il Frosinone vincere o pareggiare al San Paolo. L’approccio, però, fa da subito vedere la differenza tra le due squadre, e non si tratta di valori tecnici ma di grinta e determinazione.

Quella grinta e determinazione che il Milan sembrava aver trovato nell’ultima parte dell’esperienza di Mihajlovic e che da 6 partite ha perso. Sì perché il cambio di guida tecnica non solo non ha dato la scossa sperata, ma addirittura ha peggiorato la situazione. L’avevamo scritto dal primo giorno, cambiare l’allenatore a sei giornate dal termine e con due obiettivi da raggiungere era una follia e tale si è dimostrata.

La partita è stata vinta dalla Roma per 3 a 1, con un dominio totale, nonostante le notizie che arrivavano da Napoli. Un dominio mentale più che tecnico che a San Siro non vedevano dalla gara d’andata contro il Napoli. E così, nell’ultima gara della carriera di Cristian Abbiati, lasciato tristemente in panchina, nella Scala del calcio si è visto il totale declino della squadra rossonera, una squadra che ha fatto 8 punti in 6 giornate giocando contro 5 delle ultime 7 squadre della Serie A.

La stagione è finita, il Milan è fuori, almeno momentaneamente, dall’Europa e la Roma dovrà affrontare i preliminari. Mentre a Milano si assisteva alla caduta del Milan, a Napoli Gonzalo Higuain con una tripletta arrivava a 36 gol in serie A battendo un record vecchio di 66 anni. Record che era proprio di un giocatore rossonero l’immenso Gunnar Nordahl: 35 gol (in 37 partite) nel 1949-1950.

Nella serata gli unici applausi a scena aperta sono stati per Stephan El Shaarawy, ancora di proprietà del Milan, per l’immenso Francesco Totti e per il portiere rossonero giunto ai saluti. Proprio El Shaarawy è il simbolo della confusione della dirigenza rossonera, forse anch’essa al congedo da San Siro. L’italo-egiziano rientrato dal prestito a gennaio è stato subito girato ai giallorossi. In quel momento il Milan era a solo 2 punti dalla Roma dopo 16 partite e 8 gol di El Shaarawy la differenza è stata di 23 punti.

Una delle prime regole per vincere è non rinforzare le avversarie, così non è stato. La dirigenza negli ultimi 3 anni ha sbagliato tutto ciò che poteva sbagliare, sia a livello di guide tecniche che per acquisti sul mercato. Un mercato in cui quest’anno si è investito molto e male. Comunque nonostante la stagione disastrosa ci sono delle note positive, nella rosa rossonera oggi sono presenti giocatori su cui si può costruire una squadra per il futuro: Donnarumma, Romagnoli, Bacca e Locatelli. 

Probabilmente quello del prossimo anno sarà un Milan cinese e speriamo più competitivo, in modo da tramutare i fischi di San Siro in applausi. Ora non resta che aspettare la finale di Coppa Italia, una vittoria potrebbe alleviare l’amarezza di una tifoseria abituata a vedere la squadra lottare per obiettivi più prestigiosi.

Vedi anche

Altri articoli