Quando Travaglio invitava all’astensione sul blog di Grillo (18 giugno 2009)

Il Fattone
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Si può anche cambiare idea ma senza ricorrere ai sacri principi

Da giorni Marco Travaglio e il Fatto conducono una campagna forsennata contro l’astensione al referendum di domenica: la scelta di non votare – peraltro adottata dalla stragrande maggioranza degli italiani in 24 referendum su 28 negli ultimi vent’anni – è improvvisamente diventata uno “scandalo”, una “vergogna”, un intollerabile attentato alla democrazia.

Nel 2009, però, Travaglio la pensava in un altro modo. Collaboratore di punta del blog di Beppe Grillo, Travaglio pubblicò il 18 giugno un post significativamente intitolato “Invito all’astensione”. Rileggiamolo.

“Molti amici del blog mi chiedono che fare domenica e lunedì per i referendum elettorali. Dopo avere a lungo tentennato fra l’astensione e il voto per il No, propendo per l’astensione. Mi hanno convinto due articoli che linko volentieri qui sotto, e il cui senso è ben sintetizzato dalla dichiarazione di voto dell’ex presidente della Corte costituzionale Gustavo Zagrebelski, di cui mi fido ciecamente: ‘Nel caso si raggiungesse il quorum, o vince il No e ci teniamo il Porcellum, oppure vincono i Sì e avremo un Porcellum al quadrato. Diciamo la verità, ci troviamo di fronte a due leggi che fanno schifo allo stesso modo. Per questo, sono convinto che sia meglio non andare a votare’.”

Il secondo articolo citato da Travaglio, non meno autorevole di quello che riporta l’opinione di Zagrebelsky, era di Giovanni Sartori: “Io non ho mai raccomandato di non votare. Ma questa volta siamo chiamati a scegliere tra la padella e la brace. E se il referendum passerà avremo in ogni caso una pessima legge elettorale che ottiene il rinforzo di legittimità della volontà popolare”.

Si può – anzi: spesso si deve – cambiare idea, ma non c’è bisogno di ricorrere ogni volta alla solennità dei grandi principi e alla volgarità dell’insulto per chi la pensa in un altro modo.

Come giustamente ha scritto Travaglio sette anni fa (e ringraziamo Giornalettismo.com per averlo notato), l’astensione al referendum è una scelta politica perfettamente legittima. Tant’è che nel tempo è stata praticata o suggerita, tra i molti, da Craxi, dalla Cei, dal Pds, da Zagrebelsky e, appunto, da Travaglio.

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