Quando le ragioni di un conflitto corrono sulle linee dell’energia

Scenari
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Siamo davanti allo scenario di un conflitto ibrido ed asimmetrico che si alimenta sul piano economico dei proventi che i giacimenti siti nelle aree mediorientali generano

Quando il conflitto corre sulle linee dell’energia, scopriamo quanto i paesi europei ed eurasiatici  siano legati da un network di infrastrutture e di relazioni industriali capaci di spiegare molto più rapidamente di un testo scritto la diplomazia della politica estera. È questo il caso delle pipelines, le infrastrutture grazie alle quali gli Stati si approvvigionano di gas.

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(Clicca sull’immagine qui a lato per scoprire nel dettaglio le principali pipelines europee – Fonte Reuters)

È per questo che molti analisti, parallelamente agli scenari di guerra, tengono ben sotto controllo gli indici di prezzo del comparto energetico, in particolare oil & gas, e si preoccupano della sicurezza degli stessi impianti di erogazione degli idrocarburi. Siamo davanti allo scenario di un conflitto ibrido ed asimmetrico, (oltre la scienza bellica propriamente intesa), che dietro le ragioni religiose ed ideologiche pure, si alimenta sul piano economico proprio dei proventi che i giacimenti siti nelle aree mediorientali generano.

Il ruolo degli attori internazionali diventa così ruolo politico ma anche di tutela dei propri investimenti nelle infrastrutture energetiche, ridisegnando così le alleanze politiche ed industriali. Quando il premier italiano Matteo Renzi sottolinea l’importanza strategica del giacimento di Zohr scoperto dall’italiana Eni, definendo il ruolo della stessa società fondamentale per lo sviluppo geopolitico dell’area mediterranea oltre che egiziana, svela la traccia di una politica estera imprescindibile dal ruolo che le grandi industrie italiane svolgono all’interno dei teatri di azione.

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(Clicca sull’immagine qui a lato per scoprire nel dettaglio le principali vie di rifornimento energetico utilizzabili dall’Italia)

Diventa quindi indispensabile pensare anche alla sicurezza  degli impianti energetici, che attraversano le aree attualmente interessate dalle azioni di Daesh, poiché da molti di quegli impianti dipende buona parte dell’approvvigionamento energetico di alcuni Stati europei.

Oggi le ragioni di un conflitto corrono lungo le linee dell’energia, tra le principali protagoniste della tattica dei vari schieramenti.

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