Qualcuno salvi De Rossi da se stesso (e da Spalletti)

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Il capitano della Roma rivolge al centravanti della Juve Mandzukic un insulto razzista volgare e gratuito (VIDEO). L’allenatore fa di peggio

Finché non abbiamo rivisto il video non ci volevamo credere. Daniele De Rossi, simbolo della Roma, (eterno) capitan futuro, idolo di migliaia di tifosi è cascato in uno dei peggiori, per volgarità ed ignoranza, insulti razzisti che si possano sentire in questi nostri tempi così bui.

Quel “zingaro di m…”, o meglio “zingaro demm…” rivolto nei confronti del centravanti della Juve Mario Mandzukic è infatti quanto di più stupido possa uscire dalla bocca di un uomo. Primo per l’inconsistenza dell’insulto stesso (Mandzukic è croato, non si capisce cosa passa avere a che fare con gli zingari), secondo perché la ricerca stessa di una caratteristica razziale per puntare contro un altro giocatore è ormai diventata un’insopportabile tipicità di un calcio sempre più brutto.

E’ vero, Mandzukic non è uno stinco di santo, è un provocatore e forse ha detto cose anche peggiori di quelle di De Rossi. E’ vero, le cose che si dicono in campo finiscono in campo (remember Sarri-Mancini?). E’ vero, gli insulti tra giocatori ci sono sempre stati e sempre ci saranno.

Colpisce però che a essere pizzicato dalle telecamere sia stato proprio De Rossi, giocatore non nuovo a scatti d’ira anche abbastanza pesanti, ma che sappiamo essere uomo intelligente e sicuramente non razzista. Il primo ad essersi pentito di quanto accaduto ieri è proprio lui, anche perché la cosa potrà costargli alcune giornate di squalifica.

A quasi 33 anni, De Rossi si ritrova alla guida di una squadra senza identità e senza gioco, mai veramente convinto della scelta di essere rimasto a Roma nonostante le occasioni di crescita (professionale e culturale) del passato. Lui stesso ha detto che il suo più grande rimpianto è stato quello di non aver fatto un’esperienza all’estero.

Il problema è che se la stessa scelta di restare a giocare nella Capitale che consegnerà al calcio mondiale una leggenda (Totti), rischia di trasformarsi in un insopportabile e frustrante peso per De Rossi, che, come abbiamo visto ieri sera, è rimasto per tutta la carriera prigioniero di se stesso e di ciò che sarebbe potuto diventare.

Ma c’è chi, forse, ha fatto peggio di lui. Luciano Spalletti, appena tornato a Roma come salvatore della patria (1 punto e 1 gol in due partite), ha commentato così l’episodio: “Insegnerò a Daniele a mettersi la mano davanti alla bocca quando deve insultare”. Avrà anche portato a casa pochi risultati, ma una cosa del genere Rudi Garcia non l’avrebbe mai detta. Ecco, qualcuno dica a De Rossi che a 33 anni si può ancora imparare qualcosa: per esempio a chi dare retta e a chi no.

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