Quagliariello ha ragione, è il momento di decidere

Ncd
Alfano, senza soluzione Libia ancora tragedie

Le dimissioni del coordinatore del Ncd impongono una riflessione sul progetto futuro di quest’area, anche per evitare di mettere ulteriormente in difficoltà il governo

È difficile porre dubbi sulla correttezza e l’onestà intellettuale di Gaetano Quagliariello. I suoi precedenti di uomo del dialogo, al di là degli schieramenti politici, e di pontiere nel confronto sulle riforme – già dalla scorsa legislatura – lo hanno reso una personalità apprezzata da praticamente tutte le forze politiche. La sua decisione di lasciare l’incarico di coordinatore del Nuovo centrodestra, per “differenze sul piano dell’analisi e della linea politica” con Angelino Alfano, va quindi presa molto sul serio.

Quagliariello ha spiegato – nella sua lettera ad Alfano –  di voler continuare a lavorare “perché si trovi il coraggio di costruire il futuro, figuriamoci se ho intenzione di tornare al passato”. Il passato, qui, è Silvio Berlusconi. Ma il futuro qual è? La risposta a questa domanda appare ancora lontana.

Il progetto di costruzione di una nuova area dei moderati si è limitato finora alla costituzione dei gruppi parlamentari di Area popolare. Pochino. L’idea di una confluenza nel Pd è negata sia da Alfano sia da Renzi. E i sondaggi confermano che non sarebbe una buona idea per nessuno. Finire nell’abbraccio mortale di Salvini non sembra una prospettiva plausibile.

Dopo anni di “costituenti” abortite e di scioglimenti e ricomposizioni che hanno rimesso insieme sempre gli stessi dirigenti e sempre meno elettori, è il momento di decidere. La soluzione non è certo quella di uscire oggi da un esecutivo e una maggioranza alla quale Ap può continuare a dare un contributo importante: qui semmai Quagliariello rischia di compiere un passo troppo lungo nel suo ragionamento. Bisogna però prendere una strada chiara che vada al di là del rapporto – occasionale – con il Pd a sostegno del governo Renzi. D’altra parte, non essendo alle viste una modifica dell’Italicum, i Democratici si presenteranno alle prossime elezioni da soli e tra questi e una destra sempre meno moderata si aprono spazi per un’alternativa. Alfano, Casini e gli altri hanno il coraggio di costruirla e di guidarla? In caso contrario, andare avanti con mini-scissioni finirebbe solo con il far crescere la confusione e le fibrillazioni, che si ripercuotono inevitabilmente sul governo.

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