Psicoterapia di gruppo

M5S
Activists of the anti-establishment 5 Star Movement gather in front of the ancient Colosseum in Rome, Sunday, April 21, 2013. A day after Italy's president was re-elected to an unprecedented second term, the leader of an anti-establishment movement says citizens' patience with traditional parties is wearing thin. Beppe Grillo, a comic who heads the Five Star Movement, has dismissed President Giorgio Napolitano's re-election as a bid by doomed parties to hang onto power. Grillo, whose party is the No. 3 bloc in Parliament, predicted in Rome on Sunday that traditional parties would "last a year." (AP Photo/Gregorio Borgia)

Mentre il Movimento 5 Stelle vive un periodo di caos con parecchi dossier sul tavolo del direttorio, Beppe Grillo fa un passo indietro e farà solo il garante

Mentre per la prima volta si ha l’impressione che il suo Partito di cittadini-qualunque e amministratori-a-mezzo-stipendio stia arrancando, Grillo riprende a fare il comico. Nell’intervista di lancio del suo nuovo spettacolo, uscita ieri sul Corriere, dice che farà un passo indietro, anzi di fianco, che nel M5S “non ci deve essere alcun leader” e che lui resterà “solo il garante di certe regole precise”. Beppe si smaterializza e retrocede, torna ai tour teatrali che annuncia come “psicoterapie di gruppo”, indicherà la via del futuro ma da lontano.

Verrebbe da crederci. In effetti il suo nome è già sparito dal simbolo e si potrebbe pensare che sia iniziata la strategia di arretramento e trasmissione della leadership. Nella realtà succede esattamente il contrario. Mai come in questa fase la “base” dipende dal “leader” e il partito di Grillo appare completamente privo di ossatura organizzativa e di gambe robuste in periferia. Altro che garante. Se l’azzeramento degli amministratori locali continua così, alla fine davvero come Beppe urlava nelle piazze, ne rimarrà uno soloooo, come Highlandeeeer.., ma alla lettera, cioè solo lui. Nel giro di qualche anno, il Movimento ha fatto fuori un terzo dei suoi amministratori locali. Dopo il sindaco di Comacchio, che aveva osato accettare una delega o due per l’ente provinciale, il sindaco di Gela, che si è tenuto il faraonico stipendio da primo cittadino, Capitan Pizza da Parma, tecnicamente già fuori anche se nessuno lo dice, il povero Nogarin in bilico tra rifiuti da smaltire e posti di lavoro da mantenere, è stato il turno della pasionaria anticamorra Rosa Capuozzo che forse non ha detto, o forse l’ha detto, o forse l’ha solo pensato di essere sotto ricatto (aspettiamo di vedere gli screenshots di whatsapp… come consigliato da Di Maio).

Per non parlare dei consiglieri regionali storici del Movimento, Favia e Defranceschi, reinventatatisi libraio e pasticciere dopo essere stati mandati fuori a pedate. Se i nostri conti tornano, solo tra i sindaci, i casi problematici, emersi in meno di un mandato, sono 5 su 16. Come se la Commissione di Garanzia del PD avesse dovuto mettere sotto osservazione nello stesso periodo qualche migliaio di eletti. Anche il PD ha i suoi problemi, per carità, ma, fatte le debite proporzioni, di tutt’altra misura. D’altro canto il “movimento” è cresciuto così, intorno alla figura carismatica di Grillo, con un marchio di proprietà che rimane dei fondatori, senza uno straccio di statuto, che vuol dire senza democrazia interna, posto che la democrazia per definizione si regge sull’esistenza di “regole certe”, cioè scritte, a tutela sia del buon nome della ditta sia dei diritti degli associati. Ma regolare il conflitto tra idee e ambizioni in un “partito”, cioé in una organizzazione che candida propri membri a incarichi rappresentativi e di governo, non é la stessa cosa che gestire un blog e il pubblico dei fan. Invece il M5S é diventato un partito senza avere organismi dirigenti democraticamente legittimati a prendere decisioni e meccanismi di selezione della classe dirigente basati su qualche formale o informale verifica delle competenze o della reputazione pubblica. Il partito che si straccia le vesti contro la presunta concentrazione dei poteri prodotta dalla riforma costituzionale, non conosce al suo interno la separazione tra regole statutarie, direzione politica, organismi di giustizia interna. Quali saranno quindi le “regole precise” di cui Grillo continuerà ad essere garante? Con tutta probabilità, come è stato fino ad oggi, quelle decise e interpretate da lui stesso o da Casaleggio! E non basta affidarsi al Direttorio dei fedelissimi, che a ciclo continuo invadono le radio e le TV.

Nemmeno lo straziante, tristissimo invito a condividere il messaggiovideo da parte di Dibba, Fico e Di Maio aiuta granché: “Ciao a tutti. Ora vi spieghiamo e questa sera andremo in tutte le TV. Ma voi condividete come non mai. Perché possiamo raggiungere milioni e milioni di persone con le mentions e i social networks.” Saranno anche milioni, visti da Roma, ma intanto, pochi giorni fa, il candidato sindaco di Muggia in Friuli, è stato votato da 10 persone (sì sì 10), su 13.277 abitanti. Al confronto i cittadini-parlamentari con le loro 100 o 200 preferenze hanno le truppe cammellate dietro. Insomma, senza la periferia il centro di un partito fa fatica a stare in piedi. E se fosse vero? Se veramente Grillo lasciasse tutto in mano ai sedicenti leader dei Meet-Up? Alle Capuozzo che si confrontano con i De Robbio, agli “amici di Davide Grassi” (Rimini) in conflitto con la “ex-moglie”, senza il conforto e il bastone del capo? Forse anche quello diventerebbe un interessante spettacolo itinerante di autocoscienza.

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