Una proposta concreta per gli esodati

Pensioni
La protesta dei lavoratori esodati durante il presidio di Cgil, Cisl e Uil davanti al Ministero dell'Economia e delle Finanze, Via XX Settembre, Roma   15 settembre 2015. ANSA/ FABIO CAMPANA

La proposta presenta diversi vantaggi rispetto alle proposte in campo che si propongono di introdurre una flessibilità aperta a tutti

Sulla “flessibilità in uscita” e sulla riforma delle pensioni, le proposte in campo sono diverse e si va da quelle più “soft” di una ulteriore salvaguardia degli “esodati” (la settima!) a quella di radicale revisione delle norme in vigore.
Per quanto la critica alla riforma Fornero sia in buona misura condivisibile, in quanto la mancata gradualità di uscita dalle pensioni di anzianità, ha creato un vero e proprio problema e allarme sociale che le sanatorie di “esodati” hanno cercato di tamponare (in modo peraltro disorganizzato) occorre anche rendersi conto che sono passati ormai quattro anni e che più di 100mila esodati sono stati mandati in pensione con le vecchie regole e che ormai il fenomeno dei “senza lavoro, senza pensione e senza ammortizzatori sociali” è andato riducendosi alquanto nel corso del tempo. La stragrande maggioranza dei lavoratori “colpiti” dalla riforma Fornero, oggi o sono ancora al lavoro o sono in pensione. Da allora è aumentato molto il tasso di occupazione degli “over 55”, mentre il tasso di disoccupazione è aumentato molto poco.
In queste circostanze ha senso completare l’opera ed intervenire sulle categorie che sono ancora in sofferenza. Ha senso aiutare quelli che sono ancora in difficoltà con sostegno del reddito, rafforzare le politiche attive e, in caso estremo, accompagnarli alla pensione con qualche forma di flessibilità.
In questo senso si è mossa la iniziativa che abbiamo assunto qualche mese fa e che si è concretizzata in un disegno di legge depositato sia alla Camera che al Senato e che è stato sottoscritto da 27 Deputati e da 44 Senatori. In pratica la proposta si basa su tre pilastri:

– rafforzamento delle politiche attive con un prolungamento degli attuali incentivi alle assunzioni (previsti per il contratto a tutele crescenti) per gli over 55 licenziati e disoccupati;

– rafforzamento, per le stesse categorie di lavoratori, dell’ASDI cioè del sussidio di disoccupazione per i disoccupati che hanno esaurito il NASPI e che si trovano in condizioni di basso reddito familiare;

– esaurite le precedenti misure possibilità di accedere ad un assegno contenuto entro 800-900 euro concesso per tre anni e che prevede la graduale restituzione una volta raggiunta l’età pensionabile;

– una quota minoritaria della somma da restituire è a carico della fiscalità generale.

La proposta presenta diversi vantaggi rispetto alle proposte in campo che si propongono di introdurre una flessibilità aperta a tutti:
– si concentra sui lavoratori più svantaggiati,
– l’anticipo della pensione è parziale e si configura come un sostegno minimo,
– si presta ad una compartecipazione delle aziende,
– combina elementi di politiche passive con interventi di politiche attive,
– non consegna alle autorità e agli osservatori internazionali l’impressione che il Paese voglia fare un passo indietro su un fronte delicato quando il consolidamento dei conti pubblici viene rinviato nel tempo.

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