Propongo l’unità repubblicana

Amministrative
ELEZIONI COMUNALI: ROMA VOTAZIONI

Propongo a Roma, a Napoli e a Torino una “coalizione repubblicana” di elettori di centrosinistra e di centrodestra per fermare le forze populiste

Il 21 aprile 2002 i francesi votano per le presidenziali e mandano al ballottaggio il presidente uscente Jacques Chirac e il leader del Front National Jean-Marie Le Pen, escludendo a sorpresa il primo ministro socialista Lionel Jospin. Quindici giorni dopo Chirac è confermato presidente con l’82,21%: hanno invitato a votare per lui, tra i tanti, autorevolissimi esponenti del Partito socialista come l’allora segretario François Hollande e l’ex ministro Dominique Strauss-Kahn. Libération, il giornale della gauche, nel giorno del voto esce con un titolone che non lascia dubbi: “Pour la République OUI”.

La “coalizione repubblicana” si è riformata in Francia in occasione delle elezioni regionali dell’anno scorso, quando al secondo turno, per impedire una vittoria del Front National, socialisti e conservatori hanno fatto reciprocamente confluire i loro voti sul candidato con più possibilità: il risultato è che la destra ha vinto in otto regioni, la sinistra in sette e Marine Le Pen in nessuna. Analogo, seppur non identico, il caso austriaco: alle presidenziali del mese scorso socialisti e democristiani, esclusi dal ballottaggio, hanno appoggiato il candidato verde, Alexander Van der Bellen, contro il leader populista Norbert Hofer, e ne hanno determinato la vittoria.

Perché in Italia non potrebbe succedere la stessa cosa? I movimenti populisti e nazionalisti sono ormai una realtà in tutto il continente: in Spagna e in Grecia si collocano tendenzialmente a sinistra dello schieramento; in Francia, Germania, Austria e Gran Bretagna occupano invece la destra estrema. Ma i punti in comune sono molti: e infatti tutte queste forze sono genericamente definite “anti- sistema”. Esprimono un disagio profondo dell’elettorato, un’insofferenza per le regole e per ogni establishment, un inconsolabile rancore sociale acuito dalla crisi che non passa, il rigetto dei partiti tradizionali, un rifiuto della dimensione europea a favore della chiusura nazionale e, in molti casi, una reazione xenofoba e un vero e proprio culto della paura. In Italia questi umori sono rappresentati in massima parte dal Movimento 5 stelle – che per la sua trasversalità è in grado di pescare in tutti gli elettorati –ma anche da movimenti locali (come quello di de Magistris a Napoli) e dalla Lega di Salvini (quando corre senza Forza Italia). Alle amministrative di domenica scorsa queste forze non hanno trionfato, ma hanno indubbiamente ottenuto un significativo successo, arrivando al ballottaggio a Roma, a Napoli e a Torino. Non vanno dunque s ottovalutate.

La reazione dei partiti di centrosinistra e di centrodestra è stata invece del tutto al di sotto della situazione: gli esclusi dal ballottaggio – per esempio Berlusconi a Roma e la Valente a Napoli – hanno subito annunciato che voteranno scheda bianca; più furbescamente (ma in fondo più coerentemente), Salvini non ha nascosto il suo appoggio al Movimento 5 stelle. Mettiamolo da parte, e parliamo invece del Pd e di Forza Italia, i due pilastri del bipolarismo italiano degli ultimi vent’anni.

Perché il Pd a Napoli non dovrebbe votare Gianni Lettieri per liberare la città da de Magistris? E perché Forza Italia a Roma e a Torino non dovrebbe votare Giachetti e Fassino per sbarrare la strada al M5s? Non stiamo proponendo nessun “inciucio”, nessun apparentamento, nessuna compravendita sottobanco, nessuna giunta unitaria di salute pubblica: se Lettieri vincerà a Napoli, guiderà un’amministrazione di centrodestra, così come Fassino e Giachetti faranno in caso di vittoria una giunta di centrosinistra. Si tratta semmai, proprio come è accaduto in Francia, di costruire un fronte comune repubblicano contro le forze anti-sistema in nome e per conto del bipolarismo, dell’alter – nanza e della stabilità di governo, di un sistema di regole condivise, del rispetto delle istituzioni. Dichiarandolo agli elettori in modo trasparente e responsabile, e rivendicando le virtù della buona politica. A Roma, a Napoli e a Torino una “coalizione repubblicana” di elettori di centrosinistra e di centrodestra può fermare le forze populiste; a Milano, a Bologna e a Trieste, dove il bipolarismo fortunatamente ha retto, vinca invece il migliore.

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