Prodi contro l’Isis, chi non l’ha voluto?

Il Fattone
Romano Prodi durante il convegno 'Viaggio nell'Italia che innova'  organizzato da Confindustria e 'Il sole 24 ore' all'opificio Golinelli di Bologna, 30 novembre 2015.ANSA/GIORGIO BENVENUTI

Il Professore intervistato dal Fatto continua a sostenere che avrebbe potuto riportare la pace in Libia e spara ad alzo zero: “Non me l’hanno permesso”

Anche ai migliori, a volte, capita di montarsi un pochino la testa e, soprattutto quando il potere si è ormai allontanato e l’ora della pensione si avvicina, anche ai più sobri capita di riscrivere la storia così da alimentare l’illusione di esserne stati protagonisti. L’angustia della politica italiana e il ruolo oggettivamente marginale del nostro Paese sembrano scatenare a posteriori reazioni che sfiorano la mitomania, e che inevitabilmente strappano un sorriso a chi ascolta.

Una decina di giorni fa, per esempio, intervistato da Radio24 Silvio Berlusconi ha detto testualmente, a proposito della guerra all’Isis, che “bisogna ripartire dall’accordo di Pratica di Mare del 2002 quando il mio governo riuscì a mettere d’accordo le due ex superpotenze e mise fine alla guerra fredda”. Lasciamo agli storici (e alla commissione che assegna il Nobel per la Pace) il compito di verificare.

Oggi tocca a Romano Prodi esibire la propria lungimiranza in un’intervista al Fatto. “Avrei potuto concretamente dare una mano per tentare di portare la pace in Libia ma non mi è stato permesso”. Ora invece in Libia c’è (anche) l’Isis, e il Professore si morde le mani: “Avrei davvero voluto lavorare per impedirlo, ma non me lo hanno permesso”, ripete una seconda volta.

Dove l’Onu e mezza diplomazia mondiale hanno fallito, Prodi dunque avrebbe avuto successo: ma qualcuno – qualcuno molto potente e molto cattivo, s’immagina – “non l’ha permesso”. Chi è questo malfattore e perché ha agito con tanta cattiveria? Com’è noto, le Nazioni Unite nominarono Bernardino Leon perché ritennero che fosse preferibile non scegliere un ex premier che aveva avuto forti rapporti con Gheddafi. Ma di questo né Prodi né l’intervistatore sembrano aver conservato memoria.

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