Primarie Roma, perché voterò Giachetti

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Mani pulite e libere, non le manda a dire a nessuno (nemmeno a Renzi)

Roberto Giachetti. Basta leggere la sua biografia per constatarne il valore e le ragioni per cui può fare la differenza. Di formazione radicale e, per questo, dotato di una profonda cultura politica e istituzionale, Giachetti è un garantista convinto. Di natura indipendente e lontanissimo dai vizi e dalle logiche correntizie, è uomo delle Istituzioni e della lotta non violenta. Un democratico sincero e appassionato. Un politico solido che ha condotto con massima determinazione le battaglie in cui ha creduto per davvero. Da ricordare i suoi scioperi della fame, da quello per la convocazione della prima assemblea costituente del Partito democratico a quello – durato oltre cento giorni – per l’abolizione del Porcellum.

Sincero, autonomo e mai subalterno. Non le manda certo a dire, Roberto Giachetti. Nemmeno a Matteo Renzi. Ho ascoltato più volte un suo intervento di qualche mese fa alla Direzione nazionale del partito. Non risparmiò nessuno. Rivolgendosi a Renzi, per esempio, tuonò polemico: «Matteo, ho 54 anni e faccio politica dal ’79, quando tu eri appena nato. Ne ho attraversate parecchie. Ho fatto minoranza spesso e mi sono adeguato sempre a quello che diceva la maggioranza, senza mai nascondere la mia divergenza». A viso aperto, senza reticenze, senza furbizie retoriche, senza ambiguità. Una storia nell’ambientalismo italiano, dove si avvicina a Francesco Rutelli, di cui diverrà, in Campidoglio, capo della segreteria prima e capo di gabinetto poi, in prima linea nell’organizzazione del Giubileo del 2000.

Un conoscitore dell’Amministrazione e della gestione della Cosa pubblica di Roma, dunque. Non in incarichi di rappresentanza, ma di organizzazione e attuazione. È facile dunque pensare di Roberto Giachetti quello che egli stesso sostiene di sé: “Essere uno non solo con le mani pulite, ma anche libere”. Libere dal peso della responsabilità degli irrisolti amministrativi, delle promesse non mantenute, dei propositi disattesi che tanta politica cittadina porta sulle spalle. Ha passato il Natale e il Capodanno in carcere, in visita ai detenuti. Presiede l’Aula senza cravatta. Non è imbrigliato nelle logiche della forma.

Riscatto e libertà. Questi sono i sentimenti che mi evoca la candidatura di Roberto Giachetti. Le motivazioni per cui ho scelto di sostenerlo. Qualcuno diceva che in politica non basta aver ragione, bisogna anche farsela dare. Con Giachetti, provate a essere in disaccordo.

 

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