Primarie di Roma, fate presto un dibattito tra i candidati

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Chiara Ferraro, Stefano Pedica, Roberto Morassut, Gianfranco Mascia, Domenico Rossi, Roberto Giachetti partecipano alla conferenza stampa per le candidatura alle Primarie per il sindaco di Roma, 12 febbraio 2016.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Troppo fair play fa male anche alla partecipazione. È il momento di far emergere anche le differenze tra i “big” Giachetti e Morassut

A Roma si approssimano le primarie per la scelta del candidato sindaco per il centrosinistra. Devo ammettere di provare una grande invidia per i Democratici che a Milano sono riusciti a fare del dibattito una occasione così ghiotta di confronto tra le diverse anime della sinistra cittadina. A Roma si fa fatica a fare questo per molti motivi che si intrecciano tra di loro. La controversa fine della giunta Marino che ora anticipa una vendetta fratricida, i fatti di Mafia Capitale che hanno investito una parte del partito, il lunghissimo commissariamento della federazione romana che ha generato – alla lunga – anche un fortissimo scoramento tra gli iscritti. Tutti questi motivi mettono la sordina al dibattito e non aiutano il confronto tra i due “big” che si sono candidati: Giachetti e Morassut. Il fato ha voluto che anche in questo caso fosse la disfida degli omonimi.

A questo quadro però ci mettono del loro proprio i nostri eroi che volendosi bene e stimandosi reciprocamente non sembrano – ancora – intenzionati a punzecchiarsi, né tanto meno a colpirsi. Ma senza tensione agonistica le primarie non vengono bene: le primarie – specialmente se i candidati sono entrambi di livello – servono per vedere anche un po’ di sana competizione, qualche scorreria ma, in ogni caso, gli elettori vogliono capire chi sia più adatto, vogliono vedere competere idee e persone. Di sicuro il dopo primarie sarà più semplice che in altre occasioni, ma anche la forza trainante che normalmente le primarie portano con sé rischia di venire penalizzata da un eccesso di fair play. Credo che perfino il commissario Orfini l’abbia detto qualche giorno fa, ed ha ragione.

Ora il modo migliore per alzare il dibattito è fare prima che si può un confronto tra i 6 candidati magari venerdì 26 in un circolo, in un teatro o in qualche tv locale o nazionale e poi possibilmente anche un secondo round il 4 marzo, ultimo giorno utile prima del “silenzio elettorale”. Date all’elettorato democratico di Roma la possibilità di un confronto serio che permetta una scelta ponderata. È la Capitale, dove si gioca una partita delicatissima di portata nazionale, forse merita qualcosa di più di quanto visto finora…

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