Prima di incontrare Rouhani, Renzi aderisca alla campagna di ‘Nessuno tocchi Caino’

Diritti umani
epa04416899 Hassan Rouhani, President of Iran, arrives to address the 69th session of the United Nations General Assembly at United Nations headquarters in New York, NY, USA, 25 September 2014.  EPA/JUSTIN LANE

In Iran, la pena di morte e la violazione dei diritti umani continuano a essere praticate, violando i trattati internazionali

Il Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran Hassan Rouhani sarà in Italia il 14 e il 15 novembre per un incontro istituzionale con il governo italiano. A far comprendere la portata dell’evento è Mozaffari, ambasciatore iraniano a Roma, che è convinto di “assistere a una nuova crescita e ad un rifiorire delle relazioni tra i nostri paesi”. Tanti i dossier che saranno oggetto di discussione: l’accordo sul nucleare, la Siria, lo Stato Islamico e lo smantellamento delle sanzioni.

Matteo Renzi nel corso dell’incontro alla Camera dei deputati con Ban Ki-moon, il segretario generale delle Nazioni Unite, ha ricordato e ribadito il lavoro di Nessuno tocchi Caino e di altre organizzazioni nel contrasto internazionale alla pena capitale e per l’applicazione di una moratoria universale contro la pena di morte.

Proprio sulla pena di morte e la violazione continua dei diritti umani, la nuova presidenza Rouhani non ha introdotto nessun significativo cambiamento, anzi, nel corso del 2015 la situazione risulta notevolmente peggiorata. Più di 2000 prigionieri sono stati giustiziati in Iran dall’inizio della presidenza Rouhani (tra il 1 Luglio 2013 e il 30 Giugno 2015 i dai dati raccolti nel rapporto 2015 di Nessuno tocchi Caino sulla pena di morte). Le esecuzioni in pubblica piazza sono state centinaia nel 2014 e continuano nel 2015. Almeno 64 persone sono state impiccate pubblicamente (l’impiccagione è il metodo preferito con cui è applicata la Sharia in Iran) nel corso del 2014. Sempre nel 2014, almeno 26 donne sono state impiccate e nel 2013 le donne impiccate erano state almeno 30. Sia nel 2014 che nel 2015 sono state eseguite esecuzioni di minorenni, ponendo l’Iran in aperta violazione della Convenzione sui diritti del fanciullo che pure ha ratificato. Nel 2014, almeno 32 persone sono state impiccate per fatti non violenti o di natura essenzialmente politica. Altre 14 sono state giustiziate nel 2015, al 30 giugno.

Non c’è solo la pena di morte, secondo i dettami della Sharia iraniana, ci sono anche torture, amputazione degli arti, fustigazioni e altre punizioni crudeli e degradanti per la dignità umana. Non si tratta di casi isolati e avvengono in aperto contrasto con il Patto internazionale sui diritti civili e politici che l’Iran ha ratificato e che queste pratiche vieta.

Migliaia di ragazzi subiscono ogni anno frustate per aver bevuto alcolici o per aver partecipato a feste dove contemporaneamente erano presenti sia maschi che femmine. Le autorità iraniane considerano le frustate una punizione adeguata per contrastare comportamenti ritenuti immorali e insistono perché siano eseguite in pubblica piazza come “lezione per chi guarda”.

Nel dicembre 2014, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che esprime profonda preoccupazione per la frequenza dell’uso della pena di morte in Iran, tra cui le esecuzioni pubbliche, le esecuzioni segrete di gruppo, nei confronti di minori e di persone che al momento del reato avevano meno di 18 anni. La risoluzione ha anche criticato l’uso della tortura e dei trattamenti o punizioni crudeli, inumani e degradanti, tra cui la fustigazione e l’amputazione.

L’elezione di Rouhani come presidente dell’Iran, nel giugno 2013, ha portato molti osservatori ad essere ottimisti. In pochi anni tale ottimismo è divenuto terrore. Il premier Matteo Renzi ha ricordato alla Camera, durante l’incontro con Ban Ki-Moon, che “questa è l’Italia di Nessuno tocchi Caino”. In tale direzione vanno le petizioni lanciate sia per la scarcerazione dello scienziato Omid Kokabee accusato dalla Repubblica Islamica dell’Iran di “contatti con governo ostile” sia di Mohammad Ali Taheri, un cittadino iraniano condannato a morte perché accusato di “diffondere la corruzione in terra”.

L’invito al governo italiano è quello di far propria la campagna di Nessuno tocchi Caino, del Partito Radicale e di Non c’è pace senza giustizia per “la transizione dalla ragion di stato allo stato di diritto e per il diritto umano alla conoscenza” a partire dal mondo arabo e musulmano. D’altronde è diritto dei cittadini italiani ed europei conoscere lo stato dei diritti umani in Iran. Una profonda riflessione sulle violazioni dei diritti umani in Iran è obbligatoria prima di qualsiasi incontro.

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