Prevenzione strutturale: cosa possono fare Ue e banche

Terremoto
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Un piano europeo “anticatastrofale” sarebbe necessario, riguardando il rischio in questione – che concerne non solo i terremoti, ma anche altre catastrofi quali alluvioni e incendi – presente accanto all’Italia in quasi tutti gli altri paesi dell’Unione

Nel dolore immenso per le vittime della catastrofe naturale abbattutasi su di un territorio orgoglio del Paese, per le storie stroncate, le speranze abbattute e le architetture polverizzate dobbiamo, a più forte ragione, pensare al futuro e far sì che questa volta l’impegno per la progettazione e la realizzazione di un sistema nazionale di prevenzione non sia solo nominale. Dobbiamo evitare che un sacrificio enorme causato dalla furia della natura non sia seguito da un mutamento radicale del modo di confrontarci con il rischio di disastri che purtroppo si sono materializzati ad Amatrice, Arquata ed Accumoli oltre ad altri centri. Viene in rilievo, dunque, il problema delle risorse necessarie per dare corpo a un tale mutamento, sempre declamato ma mai attuato.

Un piano europeo «anticatastrofale» sarebbe necessario, riguardando il rischio in questione – che concerne non solo i terremoti, ma anche altre catastrofi quali alluvioni e incendi – presente accanto all’Italia in quasi tutti gli altri paesi dell’Unione. Un piano della specie, organico e articolato per rischi e per territori, potrebbe far parte anche dei cofinanziamenti comunitari e dovrebbe comprendere pure gli aspetti di educazione alla prevenzione. Un tale programma, fondato sulla messa in sicurezza con interventi su immobili e impianti, si dovrebbe affiancare a iniziative nazionali pubbliche e private (il piano di cui si è detto) in materia di infrastrutture.

Le risorse pubbliche a tal fine occorrenti dovrebbero essere considerate fuori dai parametri del Patto di stabilità, pur ovviamente facendo carico ai bilanci dei singoli paesi con tutto ciò che ne consegue per l’impatto sul deficit e sul debito, anche se non soggetto a sanzione. Sarebbe un programma di natura keynesiana che concorrerebbe al rilancio dell’economia. Per un piano, europeo e nazionale, le banche e gli intermediari finanziari dovrebbero dare un apporto particolare. La soppressione degli istituti di credito speciale, in specie di quelli aventi lo scopo di finanziare le opere pubbliche, a suo tempo decisa con l’introduzione della banca universale, può rappresentare un problema, che comunque è superabile con l’organizzazione istituzionale e funzionale delle aziende di credito, con una prospettiva di lungo termine.

In ogni caso la mancanza di tali istituti pone una questione che sarà opportuno affrontare nel quadro della riorganizzazione bancaria. La «magna pars» degli interventi pubblici e privati dovrebbe mirare alla prevenzione in tutte le sue sfaccettature, iniziando finalmente con l’istituzione del «fascicolo del fabbricato» il libretto sanitario dell’immobile, come è stato definito. L’ammontare delle risorse complessivamente occorrenti si computa in alcuni miliardi, ma scaglionabili negli anni per una grande operazione che comprenda la ricostruzione o la messa in sicurezza innanzitutto dei centri storici. Il piano dovrebbe fondarsi sulla più ampia partecipazione degli enti territoriali e delle comunità locali.

Quanto, poi, al ruolo che potrebbero avere le imprese di assicurazione, va ricordato il progetto anti-catastrofale che di tanto in tanto ricompare e che si tradurrebbe nel porre a carico dei singoli immobili un contributo per il premio assicurativo che, a seconda dei diversi progetti, integrerebbe un apporto pubblico con la medesima destinazione. Studi al riguardo sono stati compiuti; altri sono tuttora in corso con riferimento ai costi economici, sociali e umani delle catastrofi e dell’opera di ricostruzione. Dovrebbe, però, essere ovvio che questa è materia da affrontare solo dopo che si sia agito con misure idonee e organiche nel versante della prevenzione, con l’obiettivo fondamentale di evitare perdite di vite umane.

Solo dopo potrebbe essere affrontato il problema di come sostenere con l’indennizzo assicurativo, accanto alle misure pubbliche fondamentali e alle private non assistite da tale intervento assicurativo, la ricostruzione laddove l’evento disastroso, nonostante la prevenzione, si sia verificato. Vanno, insomma, fissate le priorità ; ora quella in testa a tutte è la tutela delle persone, ricordando che, come è stato detto, spesso le morti non sono causate dai disastri in sé stessi, ma dall’uomo che con le sue opere guarda poco al futuro. In sostanza, non è questa la fase dell’eventuale entrata in campo delle assicurazioni, ma è quella della responsabilità, della solidarietà e della sussidiarietà pubbliche e sociali.

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