Presidente, si calmi

Politica e Giustizia
Piercamillo Davigo in una immagine del 20 ottobre 2014. 
ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Riproposti tutti i peggiori stereotipi dell’invadenza di campo della magistratura al di fuori dei ruoli che le sono costituzionalmente affidati

Egregio Dott. Davigo, per favore si calmi. Rallenti. Lei è il Presidente dell’Associazione dei magistrati, non un predicatore. Né un sociologo. Neanche un politico. E nemmeno un prete. Da Lei ci si attende un comportamento sobrio ed efficace. «Continente», direbbe il Consiglio Superiore della Magistratura, che, se capisco bene, significa il contrario di «incontinente». Invece esordisce con due interviste in due giorni in cui ripropone, mi scusi, tutti i peggiori stereotipi dell’invadenza di campo della magistratura al di fuori dei ruoli che le sono costituzionalmente affidati. Affermazioni sui politici (tutti?) che non si vergognano di rubare, mi creda, né Le fanno onore né corrispondono alla verità. Sembrano piuttosto sottratte alle conversazioni di qualche bar di periferia. Infila considerazioni sociologiche non propriamente meditate. Se la prende pure con l’inno nazionale che non mostrerebbe sufficiente autostima da parte di noi italiani.

Si lancia in considerazioni politiche su destra e sinistra. Cosa c’entra tutto questo con le necessarie riforme che devono essere fatte? Magari ci sarebbe piaciuto anche ascoltare qualche parola di scusa per i tanti innocenti messi in galera ancor prima di avere trovato le prove della loro colpevolezza o per la reputazione rovinata dal commercio fra giornali e Procure. Fanno parte queste cose della civiltà giuridica di un Paese o no? E l’Italia può essere descritta solo come un Paese fatto da magistrati buoni e politici cattivi? Come una gara fra guardie e ladri? Faccio fatica in tante pagine di interviste a trovare una sola proposta costruttiva per non parlare di qualche cenno autocritico. E il bello è che conclude affermando che un magistrato non dovrebbe mai fare politica. Dovrebbe forse, seguendo la sua analisi, farsi una domanda. Come mai dopo stagioni e stagioni di inchieste, interviste e galere, Lei è costretto a riconoscere un enorme fallimento? Se l’Italia è piena di ladri, come Lei dice, io cittadino sono prima di tutto quello stupito e Le domando «Come mai, visto che toccherebbe a voi fare giustizia?». Ah, già dimenticavo. Non ci sono abbastanza galere. Ecco il problema.

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