Prendersela con Renzi per coprire la crisi del giornalismo italiano

Il Fattone
Ferruccio De Bortoli premiato all'Assemblea nazionale di Confartigianato ad Expo2015. Milano, 20 maggio 2015.  ANSA/STEFANO PORTA

Possiamo prendercela con Renzi, ma la crisi del giornalismo italiano, che è prima di tutto una crisi di autorevolezza, è colpa della nostra spensierata categoria

Silvia Truzzi, una delle penne più versatili del Fatto, sta conducendo una serie di interviste “sul conformismo dei media, anche alla luce delle recenti concentrazioni editoriali in Italia”. La settimana scorsa è intervenuto Giovanni Valentini, firma storica di Repubblica; oggi tocca all’ex direttore del Corriere Ferruccio de Bortoli.

Lasciamo da parte il giudizio sulla fusione Stampa-Repubblica (de Bortoli esprime una seria preoccupazione, al Fattone sembra piuttosto il frutto di una ragionevole riflessione di Marchionne: i giornali non rendono e non servono, tanto vale venderli), e concentriamoci sul cuore del problema: il (presunto) conformismo filogovernativo e renziano dei giornali.

De Bortoli è da tempo molto critico verso Renzi: spesso le sue obiezioni sono fondate, e in ogni caso meritevoli di attenzione perché vengono, prima che da un commentatore autorevole, da un autentico liberale. E tuttavia non sempre sono condivisibili.

“Renzi – dice l’ex direttore del Corriere – non dovrebbe temere un dibattito vero sollevato da un giornalismo libero e autonomo dal potere. […] Se il dibattito è reticente, opaco, copre gli errori e le collusioni, favorendo i pochi che sanno ai danni dei tanti che non sanno”. Non si può non essere d’accordo: i media sono essenziali, “una discussione aperta facilita il raggiungimento delle soluzioni migliori”.

Non so se Renzi sia allergico al “dibattito vero” – penso sia allergico invece alla superficialità del giornalismo italiano e alla sua partigianeria spesso insultante – e non sono neppure così convinto che i media italiani siano tanto asserviti al potere: ma pure fosse così, il conformismo non dipenderebbe dal presidente del Consiglio, ma dai giornali.

Renzi non è Erdogan, non ci sono giornalisti in galera e neppure (diversamente dal passato) giornalisti querelati. In compenso, ci sono molti giornali che interpretano la propria missione in termini di pura propaganda – più spesso contro che a favore del governo. Possiamo prendercela con Renzi, ma la crisi del giornalismo italiano, che è prima di tutto una crisi di autorevolezza, è colpa della nostra spensierata categoria.

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