Povera Roma tra caos e bugie

M5S
ANSA/ANGELO CARCONI

Autorevoli commentatori hanno indicato nel governo di Roma “la prova di maturità” del M5S ”un’occasione importante sul futuro del M5S”. E ora?

Autorevoli commentatori hanno indicato nel governo di Roma “la prova di maturità” del M5S (Massimo Franco sul Corriere della Sera), “un’occasione importante sul futuro del M5S (Ilvo Diamanti su Repubblica). Sarà allora utile leggere sotto questa luce quanto sta accadendo in questi giorni nella Capitale d’Italia, per capire, distogliendoci per un momento dalla polemica quotidiana, se nei fatti che si svolgono sotto i nostri occhi possa esservi qualche segnale di un’ evoluzione politica del Movimento di Grillo, quella normalizzazione che potrebbe contribuire, come sostengono sia Franco che Diamanti, a rendere il M5S una credibile forza di governo e dunque una alternativa praticabile a livello nazionale, dopo aver vinto in importanti città come Torino e, soprattutto, Roma. Tutto ciò sarebbe auspicabile perché una democrazia funzionante ha bisogno dell’alternanza. Il punto è capire se sia anche probabile. Il primo problema che si pone è quello della conciliazione dei principi irrinunciabili del Movimento, a cominciare dalla legalità e dall’onestà (principi sui quali nessuno può dissentire) con l’esercizio quotidiano del governo. Da questo punto di vista più che un’evoluzione quella che si vede è un’impasse.

Sono stati infatti i due big della giunta che hanno abbandonato nei giorni scorsi, il capo di gabinetto e il super assessore al bilancio, a denunciare un “deficit di legalità” (Raineri) e pressioni per accettare “compromessi al ribasso” (Minenna). Sarebbe doveroso per tutti i protagonisti della vicenda, i due dimissionari e la Sindaca, chiarire fatti e circostanze. Lo sarebbe per qualsiasi forza politica, tanto più per chi è entrato in Campidoglio agitando le bandiere dell’onestà e della trasparenza. Finora non è venuto alcun chiarimento.

C’è poi il caso dell’assessora all’Ambiente, Paola Muraro, indagata dalla procura di Roma, e ascoltata ieri in audizione segreta dalla Commissione parlamentare sulle ecomafie. Speriamo di poter apprendere quali denunce abbia avanzato per difendersi dalle accuse che le vengono contestate, in particolare quella di essere stata, negli anni di Alemanno e Panzironi, il referente operativo di un patto per consentire il perpetuarsi del sistema di potere che ruotava attorno al supremo padrone della monnezza, Manlio Cerroni. Fa piacere che il Movimento abbia riscoperto in questo frangente un garantismo mai applicato ai suoi avversari, esterni, ma anche interni. Il sindaco di Parma, per esempio, è stato espulso per non aver comunicato ai vertici pentastellati di aver ricevuto un avviso di garanzia. Lo stesso è successo a Roma, perché Paola Muraro era indagata dal 18 luglio e la sindaca ne era informata. Può cortesemente Virginia Raggi spiegare se ne aveva informato i vertici del Movimento? Se l’ha fatto e se non sono state richieste le dimissioni dell’assessora, vuol dire che ha ragione chi afferma che non ci si dimette per un semplice avviso di garanzia, e ciò deve valere sempre e comunque. Nel caso della Muraro il problema è di natura esclusivamente politica: può seriamente risolvere la gigantesca questione dei rifiuti chi è stato corresponsabile per oltre dieci anni di una gestione dissennata?

Veniamo alla polemica di queste ore, la nomina del nuovo assessore al bilancio, già procuratore generale della Corte dei Conti del Lazio, De Dominicis, il quale ha candidamente ammesso di essere stato scelto dall’avvocato Sammarco, membro di quello studio legale vicino a Cesare Previti, nel quale ha fatto pratica la sindaca, che si dimostra sempre più il vero centro di potere che suggerisce e determina le principali scelte della prima cittadina di Roma. Un centro di potere ben radicato nella destra romana che ha messo la sua indelebile impronta sull’immagine della giunta romana. Hanno qualcosa da dire i vertici del movimento? È questa la trasparenza promessa agli elettori?

Sempre il nuovo assessore al bilancio ha promesso: con me si cambia musica, chi non lavora verrà licenziato. Vaste programme, direbbe il generale De Gaulle. L’ingolfo della gigantesca macchina amministrativa capitolina, dominata da lobby burocratiche e sindacali è infatti il principale problema della capitale. Vorrebbero spiegarci al di là delle frasi roboanti, il neo-assessore e la Sindaca, come intendono attuarlo? Quali misure sono allo studio? In quanto tempo verranno realizzate?

È vero: nessuno può chiedere a una giunta insediata da poco più di due mesi di risolvere annosi problemi, il fatto è che tra cerchi magici, lotte tra fazioni, dimissioni, la giunta non ha mai parlato dei problemi della città. E temiamo che continuerà a non farlo, puntando non sulle soluzioni, bensì, come nel caso delle Olimpiadi, su una radicalizzazione che ricompatti con un no il Movimento. Ma il tempo degli esami sta scadendo.

 

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