Portare i Giochi Paralimpici a Roma sarebbe un vero punto di svolta

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Un momento della presentazione al palazzo dei congressi Eur, del progetto di candidatura alle Olimpiadi e Paralimpiadi di Roma 2024, Roma 17 febbraio 2016. ANSA/ANGELO CARCONI

Ospitare i Giochi Olimpici e Paralimpici a Roma nel 2024, poi sarebbe il completamento di un lavoro sociale, culturale e sportivo

La fiaccola si è spenta, appuntamento a Tokyo nel 2020. È tempo di analisi e ricordi. I primi Giochi Olimpici e Paralimpici in Sudamerica ci hanno regalato momenti unici, che rimarranno nella Storia dello Sport: la prima medaglia d’oro per il Porto Rico, ad esempio, o l’oro di Beatrice Vio la prima (e l’unica) quadriamputata che all’esordio è salita sul gradino più alto del podio, ma anche gesti dal profondo significato politico come quello dell’atleta etiope Feyisa Lilesa, che sul traguardo della Maratona ha incrociato le braccia in segno di solidarietà con il suo popolo e che riporta indietro nel tempo, al podio dei 200 metri di Città del Messico nel 1968 dove Tommie Smith e John Carlos alzarono il pugno guantato di nero, abbassando la testa davanti alla bandiera che saliva sul pennone. Perché lo sport va oltre lo sport.

Gli Azzurri Olimpici hanno lasciato un segno importante, facendo dimenticare per un attimo il calcio (l’Italia infatti non si è qualificata per Rio né con l’under21 maschile, né con la nazionale femminile) e facendoci appassionare a discipline considerate minori come il ciclismo su pista, la carabina e il tiro a volo, il beach volley, il judo, la scherma. Speriamo che questa magia resti almeno per un po’.

I Paralimpici hanno fatto qualcosa in più. E non solo perché hanno vinto più medaglie, ma anche e soprattutto perché hanno portato dentro le case degli italiani un messaggio: si può correre, saltare, nuotare, fare judo, tennis tavolo, basket, scherma, andare in bici e molto altro ancora anche se si è disabili. Le straordinarie prestazioni di Martina Caironi, Bebe Vio, Federico Morlacchi, Assunta Legnante, Alex Zanardi, Luca Mazzone e di tutti coloro che hanno partecipato a queste Paralimpiadi hanno dimostrato che non importa come si arriva al traguardo, quante gambe o braccia hai, se sei cerebroleso o hai una lesione spinale, se vedi o meno. L’importante è tagliare il traguardo avendo dato il massimo, nel rispetto delle regole, di se stessi e degli avversari. Spero che nelle famiglie che si sentono schiacciate dal peso della presenza di una persona con disabilità sia entrata un po’ di luce e di speranza. Mi auguro anche che si possa finalmente capire che le persone con disabilità hanno bisogno degli strumenti giusti per vivere la propria vita e per sentirsi cittadini liberi nelle proprie scelte. È arrivato il momento, infatti, che le persone con disabilità possano usufruire completamente dei diritti di cittadinanza e dopo la legge delega che riordina il sostegno scolastico e la storica legge sul Dopo di Noi, si cominci a pensare anche al “durante”: perché i disabili iscritti nelle nostre università sono solo il 2% delle ragazze e dei ragazzi con disabilità? Perché la legge 68/99 sull’inserimento lavorativo stenta ad essere rispettata?

Nel Regno Unito, che ha ospitato i Giochi Olimpici e Paralimpici nel 2012, sono stati fatti tantissimi passi in avanti e non solo perché gli atleti britannici sono arrivati secondi sia nel medagliere olimpico che in quello paralimpico ma anche perché sono stati capaci di creare una nuova cultura dello sport che parte dalla scuola. Una cultura che ha anche trasformato Londra in una città totalmente accessibile, sensibilizzando sui temi della disabilità al punto da inventare gli “Invictus Games” i Giochi per militari feriti in servizio, un grande successo che permette anche ad atleti che non rientrano in patologie classificabili con i criteri del comitato paralimpico di fare sport e partecipare ad una competizione.

L’Italia sta provando a ricalcare il modello Londra. Il giorno dopo la chiusura dei Giochi Olimpici è stato annunciato dalla Ministra Giannini lo stanziamento di 140 mln di Euro per potenziare l’attività motoria e sportiva nelle scuole, a cui si aggiunge lo stanziamento di altri 240 milioni con il bando “scuole al centro” pubblicato il 16 settembre, volto a potenziare anche lo sport nell’orario extrascolastico, anche se bisognerebbe puntare con più decisione sulla scuola primaria magari con l’istituzione di un fondo ad hoc. Non per scovare campioni, ma per insegnare stili di vita più corretti e l’amore per lo sport.

Ospitare i Giochi Olimpici e Paralimpici a Roma nel 2024, poi sarebbe il completamento di un lavoro sociale, culturale e sportivo. Roma e le altre 11 città coinvolte dal tour Olimpico e Paralimpico diventerebbero finalmente senza barriere architettoniche e sensoriali e avrebbero luoghi di sport di eccellenza assoluta. Per Roma, inoltre, segnerebbe un punto di svolta: le periferie diventerebbero luoghi più belli e accoglienti dove vivere e fare sport e dove, soprattutto, sarebbe più facile muoversi (è sufficiente pensare al prolungamento della Metro A fino all’università di Tor Vergata che collegherebbe questa parte di periferia al centro, senza dover fare i conti con le corse tagliate degli autobus che passano a singhiozzo). Sono pronti 5,3 miliardi di Euro da investire. Insomma, ci sarebbero tutte le condizioni per fare un grande salto. Siamo proprio sicuri che le priorità siano solo altre?

Ci sarebbero. Il condizionale è d’obbligo perché Beppe Grillo, dall’alto del suo blog ha detto NO. Tra pochi giorni sapremo se il Sindaco di Roma è Virginia Raggi, quella che ha l’ufficio in Capidoglio oppure la premiata ditta Grillo Casaleggio che si muovono sull’asse della Milano-Sanremo ma che ai destini di Roma sembrano poco interessati. Il loro pensiero è il futuro del M5S.

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