Platì è un caso nazionale, non (solo) del Pd

Legalità
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Dopo il ritiro di Leonardi, portare la città a elezioni senza sospetti e il prima possibile è un dovere per tutti, partiti e non solo

È troppo facile buttare addosso al Pd e ad Anna Rita Leonardi la croce dell’ennesima tornata elettorale che rischia di andare a vuoto nel comune di Platì, quasi quattromila anime in un territorio ad altissima densità mafiosa.

I Democratici ci hanno provato. Lo ha fatto Leonardi, lo hanno fatto i giovani che l’hanno sostenuta ed erano pronti a spendersi insieme a lei, lo hanno fatto i vertici regionali e nazionali. Lo ha fatto Matteo Renzi, che ci ha messo la faccia in prima persona. Non esageriamo con i meriti: il Pd è il più grande partito d’Italia e aveva il dovere di fare la sua parte. Così come da oggi in avanti ha il dovere di non abbandonare una comunità fatta anche di tante persone oneste, che vogliono liberarsi dal giogo mafioso.
Alla fine si è dovuto arrendere. Le condizioni per presentarsi alle elezioni certi di non subire infiltrazioni e condizionamenti non ci sono state. Il rischio da correre era troppo grande, perfino nell’organizzare un comizio o consegnando un volantino nelle mani sbagliate. Né si è riusciti a creare una mobilitazione in grado di far emergere forze al di sopra di ogni sospetto pronte a intestarsi una battaglia così difficile e rischiosa, mettendo in gioco perfino la propria vita. Ne hanno dovuto prendere atto la candidata – determinata fino alla fine ad andare avanti – e i dirigenti dem, a Roma come in Calabria.
Da oggi, però, a sentirci investiti del destino di quella comunità dobbiamo essere tutti. Platì deve diventare un caso nazionale, che deve vedere schierati tutti dalla stessa parte forze politiche (a partire da quelle che fanno della legalità un loro punto di forza, almeno a parole), istituzioni, forze dell’ordine, magistratura, macchina amministrativa, organi d’informazione. Fare pulizia al più presto, per garantire elezioni al di sopra di ogni sospetto (a giugno lo sarebbero?) e portare Platì al voto presto e bene deve essere un dovere collettivo.

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