Più fondi alla cultura? La soluzione è il crowdfunding

Cultura
Una veduta dei Mercati di Traiano a margine della firma dell'accordo tra il Mibact e Roma Capitale per la valorizzazione dell'area archeologica centrale, Roma, 21 aprile 2015.
ANSA/CLAUDIO PERI

Lo Stato dovrebbe agevolare la partecipazione dei cittadini al finanziamento delle attività culturali. Ecco alcune proposte

L’ennesima riorganizzazione del ministero per i Beni e le Attività culturali e la riforma della pubblica amministrazione, secondo alcuni (Settis, Montanari) sono un de profundis per la tutela del patrimonio culturale (e il suo personale) e i finanziamenti pubblici per la cultura. Secondo altri (De Magistris), sono mal distribuiti. Forse è vero ma è più preoccupante che, come al Mibact manca il personale per svolgere i compiti di tutela, alla cultura mancano i cittadini.

La cultura degli italiani non ha bisogno solo di finanziamenti, graziosamente concessi (o negati) dai politici, ma del coinvolgimento degli italiani stessi. È l’ora che lo Stato (il Mibact) si decida a promuovere la cultura tramite il crowdfunding in tutte le sue forme, come regola e non come eccezione. Non basta la detassazione, ben poco coinvolgente, che si sta introducendo, ma bisogna ricorrere a tutte le forme di premi e ricompense che hanno reso il crowdfunding un successo nel resto del mondo per iniziative soprattutto culturali.

Il cittadino che contribuisce al restauro di un film e viene citato nei titoli di coda sarà legato per sempre a quel film. Quello che contribuisce all’acquisto di una tela per un museo è il mecenate di quell’opera anche se non ha un cognome importante e ne pretenderà la tutela, ove non ci fosse. L’opera prima realizzata da una giovane cineasta con il sostegno di una sconosciuta barista, che ha apprezzato il soggetto e contribuito alla sua realizzazione in cambio di un dvd e di biglietti per l’anteprima, ha già il suo pubblico. L’abitante di una piccola città di provincia che potesse contribuire alla riapertura di una sala cinematografica o di un teatro, chiusi da anni, affidato alla gestione di un circolo di appassionati cinefili o ad un’associazione culturale di cui fa parte il non più anonimo provinciale, sarebbe pubblico e imprenditore allo stesso tempo.

Con il crowdfunding i cittadini non solo solo finanziatori ma sono parte dell’impresa culturale, sono clienti, promotori, innovatori, che contribuiscono a creare un ecosistema di cui amplificano i vantaggi esistenti creando valore con il proprio intervento. Se poi per ogni progetto presentato al Mibact che ottenesse almeno il 50% del budget tramite crowdfunding, lo Stato garantisse il restante capitale, si otterrebbe di raddoppiare i fondi disponibili ma soprattutto di moltiplicarne il valore.

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