Piccoli Comuni, la fusione come sinergia e percorso verso il futuro

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epa04832205 Ballots are piling up inside a ballot box for the referendum at a poling station in Athens, Greece, 05 July 2015. Greek voters in the referendum are asked whether the country should accept reform proposals made by its creditors.  EPA/NIKOS ARVANITIDIS

I cittadini sono i protagonisti di questi processi di fusione attraverso i referendum

Scorrendo le statistiche, l’Italia è il Paese delle piccole comunità. I municipi italiani sono più di 8mila: a questi si aggiungono le unioni montane, le comunità di valle, le ex Province (ora enti di area vasta), tante piccole comunità territoriali che hanno fatto la storia della Nazione ma contribuiscono a delineare ad oggi un quadro eccessivamente frammentato.

In un momento storico particolarmente difficile, in quanto sindaco, entro quotidianamente in contatto con le difficoltà connesse all’amministrare una piccola realtà: a fronte del progressivo e costante calo delle risorse, il personale è ormai ridotto all’osso e fa grandi sacrifici per fornire anche i servizi pubblici essenziali; il rischio di non riuscire a rispettare le attese dei cittadini è sempre più evidente. In questo quadro, però, i Comuni sotto i 1000 abitanti rimangono quasi 2mila. La maggior parte di essi, come quello a cui appartengo, sono montani, si occupano di territori difficili afflitti da problemi ormai cronici come lo spopolamento e le difficoltà di prestazione dei servizi nelle terre alte.

In questo quadro, però, vorrei chiedere ai tanti colleghi amministratori e ai cittadini: possiamo davvero pensare di proseguire così? Quello per cui “l’unione fa la forza” è un principio fondante della vita di montagna e quindi ben vengano le fusioni dei Comuni. Infatti molte sono state le fusioni dei Comuni realizzate negli ultimi anni (furono 39 dall’unità d’Italia fino al 2013, mentre fra il 2014 e 2015 sono state ben 30 e altre venti verranno in essere dal primo gennaio 2016): ma ancora non basta, ne sono convinto. Ed è positivo il fatto che in questi processi di fusione i cittadini sono stati e siano i protagonisti, perché costruiscono nuove unità amministrative tramite il referendum, “chiudendo” così le piccole realtà per favorire la nascita di un comune più grande. Soprattutto più funzionale.

Questa strada coraggiosa è stata intrapresa con forza anche dal Trentino, che, consapevole che l’Autonomia ha senso solo se dimostra di essere più efficiente rispetto ai livelli superiori, ha riformato gli enti locali per favorirne le fusioni (i processi di fusione sono stati una ventina negli ultimi due anni). In un mondo globalizzato l’efficienza del governo locale è un presupposto irrinunciabile: nessuno Stato può essere competitivo sulla scena politico-economica mondiale se sconta delle debolezze strutturali irrisolte al proprio interno. L’eccessiva frammentarietà dei municipi è una debolezza che non possiamo protrarre ancora nel tempo. Proprio perché urgono scelte coraggiose, credo sia doveroso riflettere anche su questo tema, per rilanciare un’azione amministrativa strutturata ed efficace a livello locale, che sappia rispondere alle nuove domande poste dai cittadini.

Credo pertanto che nel dibattito pubblico non debba essere tralasciato anche l’argomento della eccessiva frammentazione locale, per costruire assieme realtà solide che possano portare i territori a crescere e quindi a contribuire alla costruzione di un Paese competitivo sullo scenario internazionale.

Giacomo Pasquazzo, sindaco di Ivano Fracena (Provincia di Trento)

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