Piazza Craxi? Io sono favorevole

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Non ho mai creduto che le rivoluzioni le possano fare i magistrati, dal 1789 in poi

Poche settimane fa è morto Mario Soares, grande leader socialista che seppe guidare il Portogallo alla democrazia, dopo gli anni plumbei della dittatura di Salazar. Molte anime belle credono che questi processi avvengano naturalmente, che un paese si alzi una mattina e decida di intraprendere un cammino democratico: ci spiace, ma così non è. O perlomeno: non è solo così. Anche questi processi richiedono quattrini, liquidità, mezzi. Il denaro, in poche parole.

C’è stato un partito, in Italia, che negli anni ’70 e ’80 ha finanziato i movimenti socialisti in Portogallo e Spagna (dove le democrazie erano giovani e le dittature recenti, dittature peraltro superate ai tempi da governi socialisti), movimenti sindacali come Solidarność in Polonia, esuli cileni in lotta contro Pinochet: questa forza era il Partito Socialista Italiano, che ai tempi aveva un Segretario che all’anagrafe rispondeva al nome di Benedetto Craxi detto “Bettino”.

Sono passati tanti anni e premettiamo: siamo a conoscenza delle verità processuali sui canali di finanziamento dei partiti italiani in quegli anni, così come siamo a conoscenza delle tante storture che i singoli uomini della tarda Prima Repubblica praticavano (chi per dare agibilità economica al partito, chi per dare agibilità economica al proprio conto bancario). A queste responsabilità siamo pronti a sommare quelle di chi, come Craxi, è sfuggito alle conseguenze processuali. Sono tutte cose che contano, che fanno parte della storia: ma quest’ultima non può essere ricostruita con le sole sentenze. C’è la Storia politica di un Paese(quella con la S maiuscola) che merita oggi (e non solo da oggi) uno sguardo più approfondito e quanto più equo.

Bettino Craxi è morto in Tunisia, 17 anni fa, sofferente per  un diabete che curava in un piccolo ospedale militare a pochi chilometri da Hammamet. E’ morto nella sua casa, sicuramente agiata, ma lontanissima dagli agi di tanti della classe politica e imprenditoriale odierna.  Non gli è stato perdonato nulla di quel sistema di finanziamento ai partiti, che certamente non riguardava il solo PSI. Faccio molta fatica a pensare oggi, che statisti come Moro e Zaccagnini ignorassero i sistemi di autofinanziamento della DC campana e siciliana. Così come, è inutile nascondersi dietro a un dito, qualunque Segretario del Partito Comunista Italiano sapeva benissimo dei flussi di denaro provenienti, in rubli, dal PCUS (e l’Unione Sovietica era un regime totalitario, non un imprenditore che allungava una mazzetta).

Continuiamo giustamente a fare convegni e approfondimenti sulle figure di Moro e Berlinguer (due stimati galantuomini e politici di prim’ordine) e per faciloneria pensiamo che Craxi debba essere la raffigurazione iconografica della peggior schiuma partitica di una lunga stagione politica. Questa sintesi oggi non dovrebbe accontentare nessuno, a meno che a 25 anni dopo il 1992, non sia ancora più comodo dividerci in tifoserie.

Il PSI di Craxi, il Governo di Craxi, ebbero intuizioni forti, che andrebbero ricordate e rivendicate con forza, nella storia del riformismo italiano: l’abolizione della scala mobile (che fermò la galoppata dell’inflazione), i rapporti con gli stati Nord africani (per la regolazione dei flussi migratori), la quasi totale abolizione del voto segreto in aula, il nuovo Concordato,  oltre al finanziamento in Europa e non solo in Europa di tutte quelle forze, che in nome del comune sentire socialista, rivendicavano progresso per le classi sociali meno abbienti, libertà, diritti. Finanziamenti per cui non si richiedeva certo una ricevuta.

Ci sono stati anche errori gravi (una parte della responsabilità sull’esplosione del  debito pubblico italiano) e la classe dirigente, non sempre di qualità, di cui si era circondato. Degli illeciti, che ci furono, possiamo invece dire che erano usi e costumi diffusi e trasversali in tutte le formazioni politiche, di governo e di opposizione.

Quindi, come concludere questa breve missiva? Venticinque anni dopo il 1992 e 17 anni dopo la sua morte, vediamo che a Milano è in corso un dibattito sull’opportunità o meno di dedicargli una piazza, una via. Chi crede che la Storia politica di un paese si faccia rilegando in un libro mastro le sentenze e gli avvisi di garanzia sarà contrario. Io, molto più modestamente, non ho mai creduto che le rivoluzioni le possano fare i magistrati, dal 1789 in poi. Credo che la questione sia, come spesso accade, molto più complessa e variegata: e penso che i tempi per dedicare una piazza milanese a Bettino Craxi siano maturi.

 

Dario Mantovani

Sindaco di Molinella

 

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