Petrini, un’anima che parla al mondo

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Il patron di Slow Food, Carlin Petrini, durante il suo intervento dal palco dell'evento conclusivo di 'Terra madre giovani', la quattro giorni di dibattiti e confronti sull'agricoltura organizzata da Slow Food, sul tema "We feed the Planet", ad Expo 2015, Milano, 6 ottobre 2015.  ANSA/ STEFANO PORTA

Sin dal primo momento del giorno in cui lo incontrai mi sembrò proprio l’esemplare più autentico di quella saggezza popolare che probabilmente era anche la stessa che stava all’origine di tanti proverbi

Ho ancora vivo il ricordo del giorno in cui incontrai Carlin Petrini e l’impressione che ne ebbi, ricordo anche che per tutto il tempo che ho parlato con lui mi è risuonato nel cervello un antico proverbio: «Il contadino scarpe grosse e cervello fino». Forse non portava scarpe grosse e forse contadino non era mai stato ma dal primo momento mi sembrò proprio l’esemplare più autentico di quella saggezza popolare che probabilmente era anche la stessa che stava all’origine di tanti proverbi. Era proprio una bella figura: ateo quanto basta e credente quanto basta, ridanciano quanto basta e serioso quanto basta, saggio il giusto e destabilizzante come pochi. Adesso è qui, al Teatro Carignano di Torino e con lui ci sono il Presidente Mattarella, il Ministro Martina, il Presidente della Regione Chiamparino, la Sindaca di Torino Appendino. Sul palco sta parlando la giovanissima Dalì Nasco Cruz, della Comunità del Cibo messicana.

È l’apertura della VII Sessione di Terra Madre e la giovane Dalì sta parlando a nome dei settemila contadini provenienti da 141 Paesi.  Fin da subito ci tiene molto a ringraziare Carlin, è grazie al suo lavoro, ci dice, se una moltitudine di umili della terra ha preso coscienza del loro ruolo su questo pianeta e ora chiede con forza la restituzione del maltolto, una cosa in sé molto comprensibile e molto giusta: che i contadini, i produttori, coloro che conoscono la terra e la sanno far germogliare diventino custodi di questo pianeta.

Quell’incontro lontano era avvenuto a Sanremo nei giorni della Rassegna Tenco, un evento che ogni autunno raccoglieva intorno a sé il fior fiore di una cultura povera, popolare, una cultura che si faceva con chitarre e matite o al massimo con la lettera22. Ma era una cultura piena di cose belle, di emozioni vere, di parole e di colori nuovi. Una cultura che la vera Cultura, quella ufficiale, disdegnava e teneva fuori dai salotti buoni. E noi, come contadini, ci riunivamo sull’aia. In quell’aia Carlin Petrini la faceva un po’ da padrone e un po’ da legante, un po’ architetto e un po’ muratore, costruiva amicizie, metteva insieme idee, persone e la forza che ci univa era uguale per tutti: la grande voglia di un rinnovamento sociale, di aiutare con i nostri canti, i nostri disegni e i nostri scritti l’avvento di una società più giusta e più fraterna.

Un mattino che già volgeva a mezzogiorno, ad un tavolino del bar, commentavamo le cene che si consumavano alle tante Feste de l’Unità e di quanto fosse diffusa una qualità di cibo assai scadente e precaria. Carlin ci stupì tutti con questa riflessione: «Ma è possibile, porco di un cane, che il proletariato, oltre che prenderlo sempre nel culo sul luogo di lavoro, deve trovarsi anche nelle sue feste a mangiare di merda?». In pratica era nata Slow Food, o almeno la prima scintilla di quella grande idea che diventerà prima Arcigola e poi su su, fino a Slow Food International, per sfociare nell’ambizioso e rivoluzionario progetto di Terra Madre.

Se mi chiedete se me lo sarei immaginato, la risposta non può essere che “no” ma quando adesso qui al Carignano mi volto indietro a guardare il lungo cammino che Carlin ha percorso vi giuro che mi sembra tutto di una naturalezza disarmante, non poteva che andare così. Solo l’aia è cambiata. Adesso, grazie alla globalizzazione telematica l’aia è diventata tutta la terra e in ogni più lontano angolo in cui una sperduta comunità del cibo difende i prodotti del suo pezzetto di terra, è presente quest’anima di Carlin. Un’anima che parla al mondo, che parla alla parte povera del mondo, ma anche la parte che con il suo lavoro sa far fiorire la terra, tutta, dalle Fiandre all’Amazzonia, da Montalcino a Ouagadougou. Intanto, dal palco il Ministro Martina annuncia che Terra Madre è invitata ufficialmente al G7 del prossimo anno. Cavolo, Carlin! Vai sicuro: siamo tutti con te

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