Perché sbagliamo su D’Alema

Referendum
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Approfondire il solco tra i due schieramenti non porta ad alcun vantaggio. Impegnarsi per un clima di serietà e di rispetto reciproco può darci invece la possibilità di un vero progresso civile

Non condivido i toni che alcuni autorevoli esponenti del governo e del SI stanno usando nei confronti di Massimo D’Alema. Io credo che la sua sia una scelta sbagliata. Tuttavia la sua, come quella di tutti i cittadini che si esprimono per il No, è del tutto legittima e meritevole di rispetto. Si potrà obiettare che D’Alema è stato a sua volta offensivo nei confronti del governo e del presidente dl consiglio. È vero. Ma in politica chi è al governo e in maggioranza ha un dovere in più rispetto agli avversari. Ha il dovere di ascoltarli e di rispettarli. E non deve scendere sul terreno dell’insulto o del dileggio. Il dibattito sul referendum può essere una grande occasione di civilizzazione del dibattito pubblico. Dipende soprattutto dal comportamento che terranno esponenti del Si perché la nostra linea non è ideologica e riguarda il contenuto della riforma.

Approfondire il solco tra i due schieramenti non porta ad alcun vantaggio. Impegnarsi per un clima di serietà e di rispetto reciproco può darci invece la possibilità di un vero progresso civile. D’Alema non ha bisogno di difensori e forse mi condiziona un rapporto di antica amicizia non interrotto dall’attuale profonda divergenza di opinioni. Mi preme soprattutto che per la intera comunità nazionale questa competizione, come sta già avvenendo in tantissime occasioni, sia un momento di crescita civile e non di contrapposizione pregiudiziale.

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