Perché Renzi è un meridionalista

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Sud-Italia

Il Governo Renzi sta attuando politiche per il Mezzogiorno impegnandosi coi patti firmati in tutte le regioni meridionali e soprattutto mettendoci le risorse

Intervenendo qualche settimana fa nel dibattito regionale sulle problematiche del Sud e della Calabria, scrivevo che, cadute le illusioni della grande industrializzazione del Mezzogiorno coltivate fino agli anni 80, in tanti si sono affrettati ad affermare, con grandi discorsi ricchi anche di pathos, che la vera vocazione del Sud, e della Calabria in particolare, non è l’industria ma l’agricoltura di qualità e il turismo. Intanto notavo, giusto per una battuta, che la Calabria, a tutt’oggi, non ha né l’Assessore Regionale all’Agricoltura né quello al Turismo; poi dicevo che rispetto a questa descrizione c’è da fare un doveroso supplemento di analisi.

Tenuto conto che le ultime statistiche ci dicono che nei Paesi sviluppati gli addetti in agricoltura sono circa il 4% del totale, quelli dell’industria circa il 68% e quelli dei servizi circa il 28%, il reddito che può mettere insieme una Regione come la Calabria, limitandosi all’attività primaria e al turismo, non potrà mai attingere ai livelli delle regioni del centro nord e delle più sviluppate regioni europee, per cui, descrivendo un quadro di tal genere, ci si arrenderebbe a di una Italia a due velocità (vedi ultimi, e non ultimo, Rapporti SVIMEZ), con conseguenti squilibri economici, ma anche di diritti di cittadinanza.

Così non può essere, dicevo, e dunque bisogna cercare di far leva su alcune eccezionali isole esistenti di industria leggera, di trasformazione, delle nuove tecnologie per farne un arcipelago che riesca a garantire, accanto ad agricoltura e turismo, anche un minimo di armatura e di reddito secondario. Solo così, concludevo, si potrà porre argine allo “svuotamento” del sud e alla sempre maggiore divaricazione nord-sud, trattenendo il Mezzogiorno fra le regioni “sviluppate” d’Europa.

Devo dire che, mentre queste mie opinioni sono cadute nel vuoto del dibattito sociopolitico calabrese, paradossalmente, direi, le ritrovo, tal quali, nelle cose dette da Matteo Renzi a Battipaglia, lo scorso 12 settembre, dopo la visita allo stabilimento «Fibre Ottiche Sud» del gruppo Prysmian. Affermava, infatti, il Presidente del Consiglio: «C’è una certa cultura politica che vorrebbe deindustrializzare il Sud; ancora di più, che dice che il Mezzogiorno deve diventare un gigantesco parco giochi e turistico. Che i turisti vengano qua va bene, ma pensiamo che il Mezzogiorno abbia delle qualità che esprime anche nella possibilità di attrarre investimenti e fare industria. Nel complesso, in Campania, con la vostra azienda – ha aggiunto Renzi – avete circa mille persone a lavorare. Immaginate se dovessimo far retta a chi dice che bisogna deindustrializzare, chiudiamo l’Ilva, chiudiamo tutto, come dice qualche scienziato della decrescita felice, che è felice solo per quelli che i soldi li hanno già. Immaginate cosa potrebbe accadere nel Mezzogiorno se continuassimo a non investire, dopo tutto quello che è successo. Noi abbiamo bisogno di industrie e aziende ma che siano innovative. Bisogna fare uno sforzo di investire in ricerca. … Tutti insieme dobbiamo avere la consapevolezza che questo Paese non è finito ma ha un grande futuro davanti a sè».

Ora di fronte a questi ragionamenti che, per un Capo di Governo, diventano impegni sui quali giocare la propria credibilità politica, dopo la sottoscrizione, in loco, dei Patti concordati con tutte le regioni meridionali, dopo gli ultimi dati Istat che certificano una timida ripresa del PIL delle regioni meridionali, come si fa a continuare a recitare la solita litania che vuole che il Mezzogiorno sia sparito dall’agenda del Governo e che tutto il problema sta nel fatto che nel Governo non vi sia un Ministro meridionale. Ma qui a me non preme tanto registrare una serie di importanti esternazioni renziane pro-sud (visite, viaggi, patti, ecc.). Mi preme sottolineare quanto da lui affermato sulla necessità che il Sud possa e debba vivere anche di industria se si vuole che resti a pieno titolo fra le regioni sviluppate del mondo.

Affermazione importante che fa di Renzi un nuovo importante meridionalista pur nell’indifferenza del contesto. Chi ha ripreso e rilanciate quelle parole? Avete sentito qualche politico meridionale, qualche sindacalista, qualche importante esponente della cultura o delle maggiori rappresentanze della produzione? Il deserto. Eppure quell’esternazione è di fondamentale importanza per il futuro del Mezzogiorno. Ma tant’è. L’importante, come dicono Brunetta, Salvini, Travaglio e Grillo, è che Renzi, pagliaccio e pinocchio, se ne vada a casa quanto prima è possibile. A salvare il Sud e l’Italia ci penseranno poi gli stessi Brunetta e Salvini, riprendendo le grandi politiche che i cattivi hanno fatto loro interrompere, e magari Di Battista con consigliere economico Travaglio.

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