Perché non è un terremoto politico

Amministrative
Elezioni amministrative - seggio in piazza Risorgimento. Roma 5 Giugno 2016, ANSA/GIUSEPPE LAMI

Bilancio tutt’altro che negativo per i candidati sostenuti dal Pd

Dal voto esce un’Italia nervosa – lo abbiamo scritto all’una di questa notte – ma anche quell’Italia delle cento città che impedisce di tirare un unico filo di analisi: cosa c’è di comune  fra l’exploit del M5S a Roma, il derby tecnocratico di Milano, il centrosinistra unito che vince a Cagliari, il masaniellismo di Napoli? Quindi, andiamoci piano con le scorciatoie politiciste, “ha perso Renzi”, “ha vinto la destra” et similia. 

Teniamo sempre presente che si tratta di amministrative, non di elezioni politiche. E le amministrative sono spesso e volentieri l’occasione per esprimere il malessere dei cittadini verso le istituzioni, il sindaco uscente, la politica tout court. Specie in questa fase, nella quale la politica di governo è in crisi più o meno in tutto il mondo. 

Una bella fetta del Paese è insoddisfatta. Per ragioni chiare e meno chiare. E’ che c’è un clima negativo, per lo più. Una situazione ideale per gonfiare un Movimento “contro” come il M5S. Virginia Raggi ha raccolto questo vento. E anche la Appendino. Solo che a Roma il Pd di Giachetti sta tentando di rinascere dalle ceneri di un biennio disastroso, a Torino Piero Fassino va in giro a testa alta e dunque è messo molto meglio.

Non siamo davanti a un terremoto politico. A mente fredda si vedrà che i risultati dei candidati appoggiati dal Pd avranno avuto una performance tutt’altro che negativa: Sala, Fassino e Merola vanno al ballottaggio con ottime possibilità di vincere; Giachetti va al ballottaggio avendo superato la Meloni (a Roma!) e potendo dunque fare due settimane pancia a terra contro la Raggi; in circa 800 comuni il Pd governerà.

Conclusione: il Pd è in campo, e fortemente, unico a contrastare quel fenomeno dell’antipolitica targato M5S divenuto così importante. La destra c’è ma non emerge con un profilo netto, forte, unitario. E la sinistra radicale ha semplicemente perso un’altra occasione per fare politica.

Questo il primo tempo. Per il vero risultato finale aspettiamo il novantesimo.

 

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