Perché noi Giovani dem rivendichiamo la nostra autonomia

Giovani democratici
zunino giovani dem

Il movimento è stato capace spesso di unire teoria e prassi e definirci come un’organizzazione parallela sarebbe riduttivo

Voglio essere molto chiaro e, al tempo stesso, sincero. Se l’organizzazione giovanile è quella che abbiamo visto passare all’onore delle cronache in quest’ultima settimana, la domanda che ci viene posta sul senso dei Giovani democratici non è da prendersi solo come una provocazione, ma anche come una obiezione legittima alla quale serve dare una risposta.

Il confronto nazionale sulle proposte e sulle nostre visioni del mondo, nonostante gli sforzi messi in campo, è stato ricondotto all’angolo da polemiche spesso strumentali. Le nostre ambizioni sono state spesso chiuse nella ridotta di un confronto eccessivamente appiattito sulle persone.

Nonostante questo, mi preme sottolineare alcuni punti. Anzitutto definire le nostre primarie come primarie “alla Bertolaso” mi pare irrispettoso nei confronti delle migliaia di ragazze e ragazzi che, nonostante le polemiche, hanno scelto di partecipare al nostro dibattito e hanno permesso l’apertura dei seggi.

C’è di più. La fase congressuale che si è avviata a gennaio ha visto rinnovarsi non solo il segretario nazionale, ma anche tutti i livelli territoriali. Sono stati centinaia di momenti di discussione politica straordinari e, per la maggior parte, si sono celebrati con candidature unitarie. Tutto questo non ha fatto notizia, perché, in fondo, fa sempre più rumore un albero che cade di una foresta che cresce. Non esiste in Italia oggi, altro soggetto politico giovanile capace di mobilitare e mettere in campo una forza così grande e così radicata su tutto il territorio nazionale.

In un dibattito politico oggi troppo spesso ridotto al breve periodo, i Giovani democratici sono quel soggetto in grado di interpretare i “pensieri lunghi” di cui oggi il Paese ha un terribile bisogno. Siamo un soggetto politico che è stato capace spesso di unire teoria e prassi e definirci come un’organizzazione parallela mi pare riduttivo. Basta pensare alla Factory365 o alle numerose battaglie vinte per la rappresentanza istituzionale della nostra generazione. I Giovani democratici non esistono come soggetto indipendente dal partito, né possono essere stretti alla semplicistica ridotta di “giovani del Pd”. Sono al contrario una parte essenziale del Partito democratico che, nell’esercizio della propria autonomia politica, ha saputo dar vita ad una comunità politica nazionale.

Banale? Per niente. Da Ventimiglia a Gorizia, da Gallarate a Cleto gli iscritti ai Giovani democratici si sentono parte di qualcosa di più grande dei loro destini individuali. In un tempo di individualismo rampante, ci si sente meno soli nel fare politica. È esattamente per questo che, molto spesso, le etichette di “componente” ci stanno strette perché, alla fine, ci si sente tutti giocatori della stessa squadra. Possiamo davvero affermare lo stesso per il nostro partito?

Tutto questo per dire che va bene così? No, i problemi ci sono, non li nego né sono qui a nascondere la polvere sotto il tappeto. Vedo però nei Giovani democratici uno straordinario potenziale inespresso che dovremo avere la forza di attivare nei prossimi mesi. Non tanto perché ne va del nostro senso o della nostra sopravvivenza, ma perché alla nostra generazione spetta un dovere verso il nostro Paese e la sua storia: restituire dignità alla politica.

Il nostro partito sta affrontando la sfida del cambiamento del Paese, così come di moltissime regioni o comuni. Come Giovani democratici dovremo fare la nostra parte, anche perché, nei fatti, moltissimi nostri iscritti hanno assunto in questi anni incarichi di rappresentanza. Per fare questo occorrerà porsi sempre di più come avanguardia rispetto a temi e proposte. Occorrerà mettere sempre di più in rete le nostre esperienze. Occorrerà soprattutto mettere in campo un nostro metodo nel fare politica che si ponga a servizio delle nostre comunità e delle giovani generazioni, con l’umiltà dell’ascolto e dell’inclusione partecipativa nella vita democratica del Paese.

La sfida è di tornare rapidamente alla politica. Servirà farlo con tutta la nostra intelligenza, con tutto il nostro coraggio, con tutta la nostra forza. Noi siamo pronti.

 

*l’autore è il nuovo segretario nazionale dei Gd

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