Perché mi fido di Giachetti (e non mi fido degli altri)

Amministrative
Un momento della chiusura della campagna elettorale con il candidato sindaco di Roma del Pd, Roberto Giachetti, e il presidente del Consiglio Matteo Renzi all'auditorium della Conciliazione, Roma, 01 giugno 2016. 
ANSA/ANGELO CARCONI

Sa come non cadere nelle trappole della partitocrazia, ma soprattutto ha una visione per la città. Il M5S rappresenta il peggio del nuovo e del vecchio, mentre la destra ha già dato con Alemanno

Che cosa si può ragionevolmente chiedere a un amministratore, a un sindaco, e in particolare a chi si candida ad amministrare una città difficile e stremata come Roma? Essere onesto? Ma l’onestà non può essere considerata un titolo di merito. L’onestà è qualcosa che dovrebbe essere connaturato, «normale»; e infatti a fare «notizia» dovrebbe essere il disonesto, non l’onesto. Cosa chiedergli, allora, competenza? Anche qui: occorre chiedergli di non essere un “marziano”, cioè di essere un politico, che sa agire politicamente e si circonda di competenti e capaci; ma per quanto competenti e capaci deve essere il politico a «governarli», lui deve essere il responsabile delle scelte, oneri e onori. Sua la squadra, lui insieme allenatore e capitano. Allora cosa chiedere?

Da radicale, come radicale, che non si candida a nulla, tre cose mi permetto di suggerire a Roberto Giachetti, che ho votato con convinzione alle primarie, e che voterò con altrettanta convinzione alle ormai prossime elezioni:

a) anagrafi pubbliche, a cominciare da quelle degli eletti, dei nominati e degli appalti, quale primo antidoto alla corruzione;

b) una politica volta a prevenire, ancor prima del sistema che è oggetto del processo Mafia capitale, quegli appalti che ne hanno consentito e consentono il nascere e svilupparsi; a cominciare dai campi rom, che tutti dicono di voler chiudere, imponendo l’uso dei fondi europei nonché le prassi e i metodi per dare una possibilità di integrazione e sviluppo senza alternative illegali sinora consentite e tollerate;

c) politiche di sviluppo internazionale che portino questa città, che è unica al mondo, a promuovere e guidare campagne internazionali approntate alla promozione, affermazione e difesa di vecchi e nuovi diritti umani fondamentali.

Credo sia questa la scommessa; certo, si potrà obiettare che il cittadino ha esigenze e rivendicazioni apparentemente più “concrete”: la voragine nel marciapiede “recintata” da sei mesi e chissà quando verrà sistemata (nel marciapiede di casa mia, nel solo lato sinistro conto 58 buche, e sono non più di trecento metri!). Certo un servizio pubblico efficiente (attese di mezz’ora prima di veder spuntare un autobus lercio dentro e fuori, e con neppure indicato il numero della linea! L’immondizia del lunedì che il venerdì ancora mi fa “ciao ciao” quando passo dal cassonetto, regno di topi e piccioni o gabbiani…).

Certo che un amministratore, un sindaco si deve occupare anche di questo, ma deve soprattutto avere una “visione”, un respiro, coltivare un sogno e condividerlo. Grandi sindaci sono possibili. È stato un grande sindaco Ernesto Nathan, a Roma; e grandi sindaci hanno avuto altre grandi città, da Milano a Bologna, Napoli e Firenze… Si può, se si vuole; e se si può, si deve.

Credo che Roberto Giachetti possa, voglia e di conseguenza debba. Credo che incarni garanzia di buona amministrazione e buon governo; che disponga degli strumenti politici e delle caratteristiche umane necessarie per non cadere nelle trappole della partitocrazia che ben conosce. Credo che l’esperienza del passato, costituita da una buona prova di amministratore con Francesco Rutelli, e l’essere stato parlamentare esemplare, competente e capace facciano ben sperare per il futuro di questa città. È, da questo punto di vista, un “usato” sicuro in nulla logorato.

Perché non dovrei fidarmi? Perché affidarmi – quanto ha ragione il sempreverde Emanuele Macaluso – a rappresentati di una forza politica (parlo del Movimento 5 Stelle), che rappresentano il peggio del nuovo e il peggio del vecchio? E perché dovrei dare sfogo a risentimenti e rancori provocati da altri, non andando a votare, o votando candidati individualmente rispettabili, ma con nessuna chance? Perché negando il mio voto a Giachetti devo correre il rischio di favorire una destra rapace e vorace, che tale è, pur presentandosi con i volti rassicuranti di un Alfio Marchini o di una Giorgia Meloni? Già dimenticato Gianni Alemanno e i suoi “cari”?

Roberto Giachetti in decenni di militanza politica ha dimostrato di non far parte di quella “mala” politica che fa della spartizione e dell’occupazione del potere la fonte della sua legittimità e lo scopo fondamentale del suo stesso essere. Progetti, studi per una rinascita della città non occorre andare a cercarli lontano, non c’è bisogno di particolari, eccentriche, “fantasie”. I programmi non mancano. Occorre semplicemente volerli, crederci, l’imbarazzo sarebbe solamente quello della scelta. Con Giachetti i tanti di buona volontà che ancora ci sono, hanno finalmente l’occasione, per essere e incarnare quella speranza che da tempo si invoca e si attende.

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