Perché Maniaci aveva tanto prestigio?

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Pino Maniaci, il direttore di TeleJato la tv siciliana antimafia il  25 Giugno 2012, a Radio Siani, la radio di Ercolano che trasmette in un appartamento confiscato alla camorra, nell ambito del festival dell' impegno civile. ANSA/CESARE ABBATE/

Il direttore di Telejato indagato per estorsione in questi anni ha ricevuto numerosi premi

Ai giudici quel che è dei giudici e, quindi, a Pino Maniaci, il giornalista indagato per estorsione, la presunzione d’innocenza, aspettando che la magistratura faccia quel che deve fare. La vicenda è arcinota e per questo non ci torno sopra. Torno sulla notizia, ormai mollata dai media, perché stamani, alcuni studenti a fine lezione, mi hanno posto domande precise sul caso: perché questo giornalista aveva tanto prestigio nella vostra categoria? Perché gli avete assegnato tanti premi e riconoscimenti? È possibile che nessuno sia in grado di verificare l’autenticità di coloro che si proclamano eroi dell’antimafia? Ci viene naturale, forse fin troppo, difendere la nostra categoria. Così ho fatto, rendendomi conto che però mi stavo arrampicando sugli specchi.

La sensazione di disagio è aumentata quando sono andato a rileggermi bene la storia del giornalista e a scorrere l’elenco dei premi ricevuti. Manca il Nobel e poi il curriculum sarebbe stato perfetto. È stato, addirittura, inserito nella lista dei cento giornalisti più coraggiosi del mondo. Ha ottenuto premi dalle associazioni dei giornalisti mentre le organizzazioni di massa democratiche hanno fatto a gara a tributargli alti meriti.

Ha contribuito a suo modo, diciamo così, a farci assegnare da Reporters sans frontières quella disdicevole posizione nella classifica dei paesi dove ci sarebbe minore libertà di stampa. Ne ho già scritto. Più voci si sono levate a difesa o contro Maniaci. C’è chi sostiene che dovrebbe chiedere scusa ai ragazzi che sono impegnati davvero nella lotta contro la mafia; c’è chi lancia petizioni perché gli siano ritirati i molti premi ricevuti e chi, infine, sostiene che in realtà si tratterebbe del solito polverone sollevato contro l’antimafia. Gira e rigira non capisco come nel fronte antimafia possa esserci così tanta confusione e come i giornalisti s’interroghino così poco su questo caso. Avremmo avuto lo stesso atteggiamento se a essere indagato, con queste stesse accuse, fosse stato un politico? Sta di fatto che, stamani, ho avuto difficoltà a rispondere a quelle semplici e vere domande e mi sentito a disagio. Ne possiamo parlare?

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