Perché l’Onu deve fare di più sulla libertà di religione

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Pope Francis during his speech at United Nations Headquarters, New York, 25 September 2015.
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L’iniziativa promossa da un tavolo di parlamentari provenienti da tutto il mondo

Il paradigma weberiano della secolarizzazione, che ha rappresentato lo schema interpretativo delle relazioni internazionali durante la gran parte del XX secolo, è incapace oggi di spiegare la realtà del mondo attuale. Stiamo assistendo a un potente, inarrestabile, forse difficile da comprendere, “ritorno delle religioni”. Viviamo in un contesto in cui la libertà di religione e di credo sono quotidianamente e duramente minacciate. Sono anche questi i motivi che ci hanno spinto a partecipare all’incontro di New York, promosso da un Tavolo di parlamentari di diversi Paesi e di differenti confessioni religiose e a cui hanno preso parte circa sessanta parlamentari provenienti da Europa, Africa, Asia e America Latina.

Come detto nel corso dell’intervento al Panel internazionale, per noi un “ritorno delle religioni” non deve necessariamente significare uno scontro di civiltà, ma al contrario può costituire un’opportunità per rafforzare e diffondere la fratellanza nel mondo. Crediamo infatti che la libertà di religione sia un diritto assoluto che non può essere negato né subire restrizioni. Essa non può esser ridotta ad un generico tema connesso al rispetto dei diritti umani, ma considerata una questione strategica di politica estera e sicurezza internazionale nella quale sono implicate sia le singole nazioni con i propri governi e parlamenti, sia le istituzioni internazionali.

La tematica risulta di estrema attualità, anche alla luce della escalation di forme di discriminazione, di persecuzione cruenta, con atti di vera e propria barbarie contro soggetti religiosi e contro i cristiani in particolare (si pensi al milione di cristiani uccisi, in quanto tali, nel decennio 2000-2010). Attualità data anche dalla questione dei migranti, uomini, donne e bambini che fuggono da situazioni di oppressione e persecuzione, alla ricerca di un futuro migliore, lontano dal terrore e dalla povertà. Il fenomeno migratorio, in continua crescita, ha portato ad una presenza stanziale nei Paesi europei, di una popolazione sempre più numerosa proveniente da altre parti del mondo (Est Europa, Africa…), popolazione che mantiene ed anzi ricerca, proprio nel contesto plurale, i propri riferimenti religiosi come elementi identitari. A questo aspetto è correlata l’estensione della libertà religiosa così come il delicato tema della reciprocità.

Nel corso della tre-giorni è emersa l’importanza di lavorare congiuntamente alla creazione di standard internazionali per assicurare e difendere la libertà religiosa. Per questa ragione abbiamo proposto che questo panel avvii un’azione politica perché il grado di libertà religiosa di ciascun paese sia valutato e monitorato tra i target e i goal che saranno discussi alle Nazioni Unite nella sessione dedicata agli Obiettivi dello sviluppo sostenibile.

Si tratta di un nuovo strumento internazionale, olistico e vincolante, che impegnerà i firmatari a raggiungere determinati target e standard in un ampio ventaglio di temi, dall’ambiente alla salute, dalla povertà al rispetto dei diritti dell’uomo.

In questo momento non vi è uno specifico goal o uno specifico target sulla libertà di religione, è dunque importante far emergere anche questo argomento tra quelli da tenere in considerazione quando si parla di società pacifiche e inclusive, giustizia per tutti e istituzioni inclusive, o di leggi e politiche non discriminatorie.

Portando ad esempio il lavoro fatto nel Parlamento Italiano, abbiamo avanzato la proposta di lavorare affinché i governi dei parlamentari presenti si impegnino ad usare i fondi della cooperazione internazionale per difendere e rafforzare la libertà di religione e di credo nel mondo. Maggiori strumenti operativi devono inoltre essere forniti a Lady Pesc per produrre uno sforzo più forte e più efficace da parte delle istituzioni europee in termini di azione e promozione della libertà religiosa. Si sta anche lavorando ad un incontro da tenersi in Italia, che coinvolga Federica Mogherini, come Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione europea, e rappresentati delle religioni.

Per raggiungere gli obiettivi fissati a New York sarà necessario allargare la rete di parlamentari impegnati su questioni legate alla libertà di religione e di credo nel mondo, favorendo la creazione di nuove piattaforme o gruppi parlamentari che sostengano l’articolo 18 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e che siano politicamente e religiosamente eterogenei.

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