Perché l’Anpi ha torto

Referendum
Il corteo organizzato dall'Anpi, l'Associazione nazionale partigiani, per il 25 aprile, 25 aprile 2016.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

La libertà, compresa quella di espressione, è stata al centro della lotta della Resistenza colpisce molto, allora, la decisione dei vertici dell’ANPI di vietare che in occasione del prossimo referendum sulla riforma costituzionale i suoi iscritti possano esprimersi pubblicamente per il “sì”

La libertà, compresa quella di espressione, è stata al centro della lotta della Resistenza, ne ha rappresentato la spinta iniziale e il suo sbocco finale. Colpisce molto, allora, la decisione dei vertici dell’ANPI di vietare che in occasione del prossimo referendum sulla riforma costituzionale i suoi iscritti possano esprimersi pubblicamente per il “sì”. Dal momento che il Comitato nazionale ha deciso di schierare l’associazione per il “no” al referendum si pretende dagli iscritti l’obbedienza totale, pur se si permette di avere «opinioni diverse» e di votare al momento del referendum «secondo coscienza».

Quello che non è invece tollerabile, per il presidente Smuraglia e per i dirigenti attorno a lui, è avere comportamenti che «danneggino l’Anpi», vale a dire mostrare come non ci sia affatto unanimità rispetto alle scelte compiute di schierarsi su una questione così squisitamente politica e istituzionale come il referendum. Cosi facendo da un lato si ripristina uno degli stereotipi più negativi della tradizione bolscevica – il dissenso è un “danno” per il partito/movimento, che per questo lo inibisce fino a coartarlo con provvedimenti di tipo “amminis trativo” – dall’altro si sancisce l’estrema politicizzazione dell’Anpi, che da associazione di reduci nata a presidio della memoria partigiana, diventa un semipartito che chiede obbedienza sulla “linea politica” e non sui valori.

E per ottenere questo si appella allo strumento con cui dalla Terza Internazionale in poi si governa il comando della maggioranza sulla minoranza nei partiti comunisti, cioè al centralismo democratico. Anche se questo significa coartare la libertà individuale vietando agli iscritti di esprimere liberamente il proprio pensiero. Certo, poiché Smuraglia sa di non essere Stalin che vedeva dappertutto, si ammette che nel segreto dell’urna ognuno faccia come gli pare, creando però un corto circuito dannosissimo per l’immagine dell’associazione tra autoritarismo e opp or tunismo.

Preoccupa che nello stesso momento storico in cui il movimento politico più nuovo e di successo – il M5S – teorizza la mancanza di democrazia interna, il controllo di un gruppo anonimo di garanti esterni, la voce decisiva e padronale di un comico, la paura della libertà si faccia sentire anche nell’Anpi con un richiamo alla disciplina e all’obbedienza che pone l’associazione in una pericolosa strada di integralismo e di intolleranza per chi non si conforma a una scelta fortemente discutibile su un tema in cui la libertà di coscienza di ognuno andrebbe salvaguardata come bene supremo. La dirigenza dell’Anpi, con questa mossa, come hanno scritto autorevoli membri in disaccordo con la linea della dirigenza, ha adottato «una linea coercitiva della libertà di opinione dei propri iscritti, mettendo così a repentaglio l’autorevolezza e la credibilità conquistate grazie al sangue dei Partigiani che hanno combattuto proprio perché nel nostro Paese si affermassero la libertà di pensiero e la democrazia».

Forse da parte della dirigenza emerge l’intenzione di partire da questa scelta di schieramento per partecipare alla costruzione di un nuovo soggetto politico “di sinistra” cui si stanno dedicando fuoriusciti dal Pd, sindacalisti, appartenenti a gruppi ultraminoritari che dopo la conclusione dell’esperienza dell’Ulivo non hanno più potuto far pesare il loro ricatto politico dell’1% – 3 % . Invece di essere in prima fila per spiegare in modo corretto le ragioni della riforma e le ragioni di chi vi si oppone, fondate su u n’analisi di come funziona la Costituzione e di come potrebbero funzionare i cambiamenti proposti, si sceglie la strada – ideologica e populista – di gridare all’attentato alla costituzione e al suo stravolgimento senza permettere che si entri, discutendo pubblicamente, nel merito. Chi si oppone al pieno dispiegamento della libertà individuale si contrappone proprio a quei principi della costituzione che rimarranno comunque, anche nella versione cambiata che viene proposta, immutati.

Con la sua decisione la dirigenza dell’Anpi fa riemergere dal passato fantasmi illiberali che hanno lungo allignato anche nella sinistra, e che si credeva fossero stati superati per sempre. Ma per fortuna ogni sforzo di mettere le «brache al mondo», come vorrebbero fare i dirigenti dell’Anpi e di puntare all’acquie s cenza degli iscritti alla decisioni del vertice non sta passando. Al centro come in periferia crescono i dissidenti che si stanno organizzando per poter contribuire anche criticamente ai cambiamenti istituzionali che costituiscono l’oggetto del referendum. E siamo solo all’inizio: potrebbe accadere che la scelta di Smuraglia e dei dirigenti Anpi si riveli un boomerang e dia un contributo non solo alla vittoria del Si, ma anche a fare entrare l’Anpi nel XXI secolo.

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